venerdì 26 luglio 2002 - Il Centro

Accolto il ricorso della Provincia di Teramo, ambientalisti in festa e L'Aquila minaccia di uscire dal Parco
«Rischi gravi, stop al traforo»
Il Tar blocca i lavori, riesplode la guerra del Gran Sasso

Stefano Cianciotta

L'AQUILA. La notizia ha provocato reazioni anche a Roma. La sentenza del Tar dell'Aquila che sospende i lavori del terzo traforo è indirettamente anche un colpo al Decreto Lunardi. I giudici aquilani hanno ritenuto fondate le ragioni (il rischio di un danno grave al Gran Sasso) con cui la Provincia di Teramo chiedeva il blocco del cantiere. La sospensiva ha sollevato reazioni dure da parte dei fautori dell'opera e soddisfatte da parte degli ambientalisti.


TERAMO. Il Tar ha sospeso l'iter per la progettazione e l'avvio dei lavori per il terzo tunnel sotto il Gran Sasso: «Il ricorso ed i connessi motivi aggiunti, a un primo fondato esame, appaiono assistiti da notevoli elementi di fondatezza. Considerato che il decreto impugnato con i motivi aggiunti prelude all'immediato e urgente avvio dei lavori, configurando l'ipotesi del danno di estrema gravità, si accoglie la domanda di sospensione dell'impugnato decreto». Questa la formula contenuta nell'ordinanza del Tar.
Dunque, è il Tar Abruzzo, con la sua ordinanza di sospensione (che nella formula sembra già un pronunciamento nel merito), a dare uno stop all'avvio dei lavori per la realizzazione del terzo traforo del Gran Sasso.
Accogliendo il ricorso della Provincia di Teramo, che aveva chiesto la sospensione della delibera Cipe dello scorso 21 dicembre 2001 e nei motivi aggiunti aveva impugnato il decreto ministeriale dello scorso 6 maggio - i cui contenuti furono illustrati all'Aquila durante la campagna elettorale per le amministrative proprio dal ministro per le infrastrutture Lunardi - il Tar Abruzzo è il primo organo giudiziario che sottolinea la gravità del terzo traforo e in assoluto è il primo tribunale in Italia a mettere in discussione una parte della legge Lunardi sulle infrastrutture stretegiche.
L'udienza di merito, nella quale si costituirà anche il Parco Gran Sasso-Laga, è stata fissata per il prossimo 9 ottobre anche se, alla luce dell'ordinanza di sospensione, appare improbabile che i giudici non confermino quanto già asserito.
Alla vigilia della discussione in consiglio regionale sulla ammissibilità del referendum sul terzo traforo e del concerto ad Isola del Gran Sasso di Jovanotti, è il presidente della Provincia di Teramo, Claudio Ruffini ad invitare il presidente della Regione, Giovanni Pace a una riflessione su quanto sta accadendo. «Rivolgo un appello al presidente Pace, che è il presidente di tutti gli abruzzesi, perché apra un tavolo di mediazione con il governo per bloccare l'opera. Ammesso che vi siano questioni di sicurezza, ormai è chiaro che esistono soluzioni alternative praticabili. Ai consiglieri regionali» - ha spiegato Ruffini, in una conferenza stampa convocata subito dopo avere appreso dell'accoglimento della sospensione, «chiedo di dare voce alla volontà popolare, favorendo il referendum. Non è possibile che un ministro della Repubblica, scelto come tecnico perché non è stato eletto dai cittadini, in spregio alle nuove norme sul decentramento, non consideri affatto la voce delle comunità locali. Se non venisse concessa ai cittadini abruzzesi la possibilità di esprimere la propria opinione sull'opera attraverso il referendum, sarebbe scritta la pagina più buia della storia di questa regione».
Questa la dichiarazione a caldo di Vincenzo Cerulli Irelli, componente del pool di avvocati che ha proposto il ricorso e del quale fanno parte anche Antonio Bargone, già sottosegretario ai Lavori pubblici nei gioverni di centrosinistra, Alessandro Pace e Antonio Zecchino, legale della Provincia: «Il procedimento avviato dal governo non può concludersi con esito positivo date le colossali illegittimità e inconguenze del provvedimento» - ha spiegato in una nota Cerulli Irelli. «Parafrasando il ministro Lunardi direi che, così come è stato formulato il procedimento, il traforo non si farà e basta».
A titolo di cronaca, occorre ricorcare che nel mese di maggio il Tar Lazio aveva respinto un ricorso dell'Ato di Teramo, che, però, chiedeva l'annullamento degli effetti della conferenza di servizi, promossa a Roma, perché l'ente della gestione delle acque non era stato invitato.
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venerdì 26 luglio 2002 - Il Centro

Le reazioni di Verdi, Wwf e Legambiente: caso nazionale
«Sconfitta l'arroganza
del ministro Lunardi»


PESCARA. Soddisfatti ambientalisti e no global. La sentenza del Tar Abruzzo sul terzo traforo del Gran Sasso rappresenta un «richiamo all'ordine» per il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Pietro Lunardi, e un «riconoscimento alle ragioni delle amministrazioni locali, dei cittadini e degli ambientalisti che dicono no al terzo traforo»: così ieri mattina Legambiente commentava la notizia. «La realizzazione del terzo traforo - sostiene il responsabile Trasporti di Legambiente, Edoardo Zanchini»
«non risponde a nessuna esigenza reale di sicurezza. Se il problema fosse veramente quello della tutela dei tecnici del laboratorio scientifico, la soluzione migliore sarebbe un tunnel più breve verso Teramo e non verso L'Aquila». L'associazione ambientalistica solleva anche il «problema gravissimo della falda acquifera».
«Il Tar dà ragione alle nostre preoccupazioni. Adesso ci costituiremo in giudizio contro il ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi. L'ordinanza punisce anche la sua arroganza». Così il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, commenta la sospensione da parte del Tar dell'Abruzzo della validità del decreto Lunardi sulla realizzazione del terzo traforo del Gran Sasso. I Verdi, assieme ad altre associazioni ambientaliste, si costituiranno mediante atto di intervento nel giudizio davanti al Tar dell' Abruzzo per la prossima udienza di merito.
«Profonda soddisfazione» è stata espressa dal presidente delle sezioni abruzzesi di Italia Nostra, Emiliano Giancristofaro, il quale «attende fiducioso il definitivo pronunciamento del Tar nel prossimo mese di ottobre». Giancristofaro ricorda come, sin dai primi Anni Novanta, l'associazione ambientalista abbia ha considerato l'opposizione al terzo traforo «banco di prova per una politica che volesse, non a parole, ma a fatti, il percorso di uno sviluppo sostenibile, soprattuto in tempi di emegenza ambientale e idrica». Anche il Wwf di dichiara «pienamente soddisfatto» della decisione del Tar Abruzzo di sospendere il decreto Lunardi relativo alla realizzazione della Terza Galleria del Gran Sasso. «Questo - dichiara Stefano Lenzi, dell'associazione - dimostra che la delibera Cipe del 21 dicembre scorso sulle cosiddette opere strategiche, non è la Bibbia e che è possibile contestare, anche attraverso vie legali, le scelte in esse contenute e proporre delle alternative». E' la prima volta, prosegue Lenzi, «che una delibera del Cipe viene bloccata».