Da Il Centro del 11-1-2003

Verrà chiesto l'annullamento della delibera Cipe. Ruffini: «Non ci lasciano altra strada da percorrere»
Traforo, la Provincia resiste
Appello al Consiglio di Stato dopo il ricorso di Lunardi

di Edoardo Amato

TERAMO. La contromossa della Provincia non si è fatta attendere. Dopo che Governo e Regione si sono appellati al Consiglio di Stato per annullare la sentenza con cui il Tar, nell'ottobre scorso, aveva bocciato l'autorizzazione al terzo traforo del Gran Sasso, la giunta ha dato subito mandato ai legali per resistere in giudizio, presentando a sua volta un "controricorso". Sarà chiesto l'annullamento della delibera Cipe.


TERAMO. La contromossa della Provincia non si è fatta attendere. Dopo che Governo e Regione si sono appellati al Consiglio di Stato per ottenere l'annullamento della sentenza con cui il Tar, nell'ottobre scorso, aveva bocciato l'autorizzazione al terzo traforo del Gran Sasso, la giunta ha dato subito mandato ai legali per resistere in giudizio, presentando a sua volta un "controricorso".
La battaglia legale, insomma, continua e si fa sempre più accesa: le aule della giustizia amministrativa sembrano ormai essere gli unici spazi dove si confrontano le ragioni dei sostenitori e degli oppositori del terzo tunnel. Di questo si rammarica il presidente della Provincia di Teramo Claudio Ruffini nel commentare la nuova iniziativa giudiziaria. «Continuo a pensare», afferma in una nota diffusa ieri, «che il confronto su un'opera come il terzo traforo debba essere governato in sede politica e istituzionale, non certo dentro un'aula giudiziaria, ma se questa è l'unica strada che Regione e Governo ci consentono di percorrere a noi non resta che andare fino in fondo. Di fronte a una prima sentenza che riconosce le nostre ragioni, soprattutto quelle relative ai danni ambientali, dopo l'incidente Borexino e soprattutto dopo la manifesta volontà dei cittadini abruzzesi contro quest'opera, pensavamo fosse giunto finalmente il momento del dialogo. Così non è e ritengo che questo sia un errore sul piano istituzionale, ma soprattutto sul piano democratico in quanto si continuano ad ignorare i diritti dei cittadini in nome dei quali siamo chiamati a governare».
Adesso però si parla con la carta bollata e la Provincia, nel resistere in giudizio contro Governo e Regione (che si sono appellati insieme con Anas e Istituto nazionale di fisica nucleare) presenterà ciò che tecnicamente viene definito "appello incidentale". La Provincia proverà a ottenere adesso ciò che il Tar gli aveva negato nella pur favorevole sentenza dell'ottobre scorso, quando i giudici dell'Aquila bocciarono il decreto del ministero delle Infrastrutture che dava il via libera all'opera, ma "salvarono" la delibera Cipe con cui il Governo aveva approvato il programa delle grandi opere pubbliche, tra cui il terzo traforo del Gran Sasso. La Provincia riteneva (e ritiene tuttora, ovviamente) che la delibera Cipe fosse illegittima in quanto adottata prima della pubblicazione della cosiddetta legge Lunardi, che ne costituisce il presupposto legislativo. Il Tar, nella sentenza dell'ottobre scorso, ha respinto questa interpretazione, sostenendo che la legge Lunardi è stata sì pubblicata dopo, ma è stata promulgata lo stesso giorno dell'adozione della delibera Cipe (21 dicembre 2001), rendendo in tal modo legittima ed efficace la delibera stessa. I legali della Provincia (gli avvocati Antonio Zecchino e Vincenzo Cerulli Irelli) non la pensano alla stessa maniera e adesso investiranno della questione il Consiglio di Stato.