Martedì 20 agosto 2002 - Il Centro

La mattina del 16 agosto, qualcosa è andato storto nelle sale sotto il Gran Sasso e 50 litri di olio «scintillatore» si sono riversati all'esterno
Laboratori, un giorno da stato d'allerta
Incidente durante un esperimento, sostanza tossica finisce nel torrente
L'inconveniente seguito a un test di studiosi Usa Lo scarico ha preso la via del fiume Mavone


L'AQUILA. Allarme "rosso" nel Laboratorio di fisica nucleare del Gran Sasso per un incidente avvenuto il 16 agosto scorso. Durante il test di prova di un impianto di filtraggio e di purificazione dell'olio scintillatore, 50 litri di trimetilebenzene sono finiti in un pozzetto di drenaggio delle acque reflue e da lì in un torrente che attraversa Casale San Nicola, frazione di Isola del Gran Sasso. La notizia dell'incidente, avvenuto nell'apparato sperimentale Borexino - nella sala C dei laboratori sotterranei - è stata data dal presidente della giunta regionale, Giovanni Pace, ad allarme ormai rientrato, quando cioè tutte le analisi compiute sui campioni d'acqua prelevati nel torrente Mavone e nel fiume Vomano hanno escluso ipotesi di inquinamento da trimetilebenzene. Ma la paura è stata grande, tanto da spingere Pace a richiamare il direttore del laboratorio, Alessandro Bettini, «al rispetto dei protocolli».
Tutto è cominciato venerdì scorso alle 11.30. Nella sala C del laboratorio alcuni scienziati americani stavano testando un impianto di filtraggio e purificazione dello pseudocumene. In sostanza stavano sterilizzando una sorta di piccolo silos in cui poi versare l'olio scintillatore utilizzato per l'esperimento «Borexino». Ma qualcosa non è andato per il verso giusto. O meglio, alcune azioni non previste dalle procedure operative dell'esperimento stesso, quali una valvola di scarico del "silos" lasciata aperta, hanno finito per provocare lo sversamento in un pozzetto delle acque reflue di circa 50 litri di scintillatore che gli scienziati stavano "dirottando" nella vasca appena pulita.
Stando alle dichiarazioni dei responsabili del laboratorio di fisica nucleare, il problema sarebbe stato subito segnalato dal sistema di controllo e nell'arco di 15 minuti l'impianto sarebbe stato completamente disattivato. Un intervento tempestivo che, però, non è riuscito ad evitare che il trimetilebenzene finisse nel circuito delle acque reflue e da lì in un canale che qualche chilometro più avanti sfocia nel torrente Mavone e successivamente nel Vomano.
A quel punto nel laboratorio è scattato lo stato di allerta. Sono stati subito informati gli addetti alla sicurezza e la presidenza dell'Istituto nazionale di fisica nucleare. Ed è stato richiamato in sede il direttore del laboratorio Bettini che ha sospeso tutte le operazioni in corso dell'esperimento Borexino. Ma solo il giorno dopo la direzione del laboratorio - che nel frattempo ha anche nominato una commissione d'inchiesta per far luce sulle ragioni che hanno provocato l'incidente (il primo del genere dall'apertura della struttura) - ha avvisato le autorità competenti, comando regionale dei carabinieri incluso. La Regione ha messo in campo tutte le strutture e i tecnici dell'Arta che, coordinati dal commissario Maurizio Dionisio e in collaborazione con la Asl, hanno eseguito i prelievi sui campioni d'acqua raccolti lungo il corso dei torrenti fino alla foce del Vomano. Controlli sono stati eseguiti dalla motovedetta "Ermione" anche nello specchio di mare della zona di Roseto. Insomma, è stata messa in campo una vera e propria unità di crisi con biologi e chimici richiamati dalle ferie. E l'esito degli esami, eseguiti per precauzione anche sulle acque potabili captate dal Gran Sasso, avrebbe rassicurato tutti. Dunque il trimetilebenzene finito nel torrente non avrebbe provocato danni di inquinamento ambientale.
Resta il "giallo" sulle ragioni di un allarme scattato solo il 17. In realtà già nel pomeriggio del 16, qualche ora dopo l'incidente, gli abitanti di Casale San Nicola avevano richiesto l'intervento dei vigili sanitari della Provincia e della Forestale. Il canale dove lo pseudocumene era sgorgato si era infatti colorato di bianco e tutto intorno c'era un odore nauseabondo. I campioni d'acqua prelevati erano stati consegnati all'Arta di Teramo. Ma in quel momento nessuno sapeva dell'incidente e dunque per quei controlli era stata seguita la procedura ordinaria.

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Martedì 20 agosto 2002 - Il Centro

Le testimonianze dei residenti della frazione di Isola: «I fumi che salivano dal torrente provocavano nausea e malori»
«Il fiume si è coperto di schiuma bianca»
Casale San Nicola invaso dalle esalazioni a poche ore dall'incidente
Il ristoratore costretto a chiudere i locali: «Un odore fortissimo»

d.p.

ISOLA DEL GRAN SASSO. «Improvvisamente il fiume è diventato bianco e una puzza di solvente si è diffusa per tutto il paese. Siamo stati costretti a chiudere le finestre del ristorante perché la gente ha iniziato a sentirsi male». Luigi Menei, gestore dell'albergo Casale, è stato il primo a notare quello che stava accadendo nel piccolo affluente del Mavone che scorre proprio sotto il suo hotel. Alle 12.30 del 16 agosto, la gente di Casale San Nicola, un pugno di case alle pendici del Gran Sasso, si è accorta che il fiume si era riempito di una strana schiuma bianca e che la puzza di solvente ormai aveva invaso tutto il paese. In pochi attimi la piazza si è riempita di carabinieri e poliziotti. Poi sono arrivati anche i tecnici dell'Asl e dell'Infn.
«Abbiamo subito capito che doveva essere successo qualcosa di grave», continua Menei, «qui, purtroppo, cose di questo genere le abbiamo già viste. Anche a dicembre l'acqua del fiume si era riempita di una strana schiuma bianca e anche in quell'occasione in paese si era diffusa un puzza di solvente. Allora, nonostante le nostre richieste di chiarimento, nessuno ci fece sapere niente».
Questa volta la paura è stata tanta. La gente racconta di aver avuto fastidi agli occhi e alla gola. Qualcuno si è anche fatto visitare da un medico. «Bisognava esserci per capire quello che abbiamo passato», racconta ancora l'albergatore, «il ristorante era pieno di clienti visto anche il periodo. Improvvisamente abbiamo iniziato a sentire un olezzo che via via è diventato sempre più forte. Quando mi sono affacciato per capire quello che stava succedendo ho visto il fiume completamente bianco. Era tutto ricoperto da una schiuma bianca che galleggiava. Abbiamo chiuso le finestre del locale perchè la puzza diventava sempre più forte e la gente ha iniziato a sentirsi male».
E' andata avanti così fino alle 17.30. A quell'ora, secondo il racconto dei residenti, la schiuma bianca è scomparsa, lasciando il posto a delle chiazze di sostanza oleosa. Anilo D'Angelo, 27enne neo laureato in ingegneria elettronica, è arrivato sul piccolo ponte che sovrasta il fiume intorno alle 18.
«C'era ancora una forte puzza di nafta», racconta, «e nel corso d'acqua ho visto galleggiare delle macchie di sostanza oleosa. Impossibile restare sul ponte per più di dieci minuti visto che la permanenza provocava giramenti di testa e dolori di stomaco. Abbiamo anche prelevato campioni di acqua per farli analizzare. Non è la prima volta che il fiume è attraversato da sostanze maleodoranti. Già in un'altra occasione abbiamo prelevato un campione d'acqua e lo abbiamo consegnato alla Asl, ma stiamo ancora aspettando i risultati. Quando il direttore Bettini dice che gli impianti di depurazione sono all'avanguardia io gli faccio una proposta: venga a bere l'acqua che abbiamo raccolto». Il 17 agosto a Casale San Nicola c'è stato un nuovo sopralluogo dei tecnici del Ruzzo, dell'Arta e dell'Infn.
«Li abbiamo visti parlare fino a notte fonda», racconta il ristoratore Menei, «prima hanno fatto vari sopralluoghi e poi si sono riuniti fino all'una. La gente del paese ora vuole sapere che cosa è successo realmente e quali sostanze sono state scaricate nel nostro fiume. Noi qui ci viviamo: beviamo l'acqua, respiriamo l'aria. Chiediamo che ci sia più rispetto per la nostra salute».

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Martedì 20 agosto 2002 - Il Centro

«Nei laboratori esperimenti sempre più enigmatici»
Ruffini e De Dominicis: referendum per dare trasparenza e partecipazione


TERAMO. Claudio Ruffini e Giuseppe De Dominicis presidente della della Provincia di Teramo e di Pescara sono prudenti. «Quando non si conoscono i dati», osserva Ruffini, «è difficile rilasciare dichiarazioni. Io posso dire solo questo: visto che c'è già un'inchiesta in corso, siano intensificate le indagini. Di sicuro», e qui Ruffini si fa tagliente, «questo improvviso attivismo del presidente Pace, questo suo dire che è tutto a posto, più che rassicurarmi mi preoccupa. Sembra che lui sappia tutto, ma la cosa interessa il territorio teramano e noi è come se fossimo tenuti in disparte. Vorrei sapere bene di che liquidi si tratta, visto che gli esperimenti sotto il Gran Sasso sono sempre più enigmatici. A questo punto, più che sapere che cosa fa il laboratorio, bisognerebbe sapere», conclude il presidente della Provincia di Teramo, «che cosa può provocare».
Stesso discorso per il presidente della provincia di Pescara, Giuseppe De Dominicis che premette: «Riconosciuta l'importanza dei laboratori di fisica come alto momento di ricerca scientifica, le condizione di sicurezza e la chiarezza dei materaili usati è una cosa prioritaria. Un argomento», conclude De Dominicis, «che interessa la comunità regionale e sarebbe stato giusto e utile un confronto referendario, proprio per informare e far partecipare i cittadini alle scelte».

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Martedì 20 agosto 2002 - Il Centro

«Intervenga la magistratura»
Sindaci e Wwf: verità sui rischi che corrono i cittadini
Gli ambientalisti: «Superficialità da far spavento»

m.p.

PESCARA. Le rassicurazioni del presidente della Regione, Giovanni Pace, sull'incidente accaduto nei laboratori di fisica nucleare non convincono sindaci e ambientalisti che, anzi, tornano a chiedere il referendum e l'intervento della magistratura. «I cittadini devono conoscere i rischi che corrono», dice Ugo Nori coordinatore del comitato dei sindaci che si battono contro il terzo traforo. Wwf e ambientalisti invece sottolineano che «la commissione d'inchiesta non può essere fatta da chi nega l'inquinamento».
«La fuoriuscita dell'olio scintillatore - dice Ugo Nori, che è anche sindaco di Montorio al Vomano - ripropone il problema della sicurezza. Il ministro Lunardi e il direttore del laboratorio, Bettin, chiedono maggiore tutela per gli scienziati; richiesta giusta, ma il vero problema rimane la sicurezza dei cittadini e dell'ambiente. Gli incidenti accaduti dimostrano superficialità, per questo il Comitato dei sindaci insiste nel chiedere di conoscere cosa c'è dentro i laboratori».
Dopo il no posto dalla maggioranza regionale di centrodestra al referendum sulla realizzazione del terzo traforo, il Coordinamento dei sindaci torna alla carica: «In questi giorni - spiega Ugo Nori - abbiamo l'obiettivo di raggiungere 50 mila firme per bloccare i progetti di ampliamento del terzo traforo. Stiamo in contatto con l'Unione europea tramite l'onorevole Gianni Pittella. Noi non diciamo no al terzo traforo, noi vogliamo uno studio di impatto ambientale che ci dica con esattezza qual è la situazione oggi e se è possibile fare un nuovo tunnel sotto il Gran Sasso».
Per gli ambientalisti del Wwf l'incidente è l'ennesima riprova che le loro ragioni sono sacrosante, a iniziare dalla ricerca della verità sulle sostanze usate all'interno del laboratorio. «A gennaio - spiega Augusto De Sanctis esponente regionale del Wwf - abbiamo segnalato le pericolose sostanze chimiche utilizzate e stoccate all'interno dei laboratori. Ci hanno accusato di creare panico, ma dopo la nostra denuncia l'Istituto di fisica ammise la presenza di sostanze tossiche. A fine gennaio abbiamo presentato un secondo dossier con dentro i rapporti di alcuni ricercatori californiani che riferivano delle continue perdite di trimentilbenzene, perdite avvenute tra dal 1993 al '97. Questo dossier è stato trasmesso alla procura della Repubblica che ha aperto un'inchiesta. Oggi assistiamo a un nuovo incidente, una ulteriore conferma della pericolosità delle sostanze che vengono utilizzate e dei rischi che riguardano l'acqua bevuta da 800 mila persone. A maggior ragione chiediamo assoluta chiarezza rispetto alle nostre denunce che devono avere risposta».
Il Wwf inoltre in un comunicato chiede che la commissione d'inchiesta annunciata dai vertici dal Laboratorio sia super partes. «E' necessaria una commissione di inchiesta che esamini con attenzione l'accaduto», si legge nella nota, «certamente la commissione non potrà essere formata e coordinata proprio da quegli stessi uomini che fino a ieri hanno sempre sottovalutato la possibilità di inquinamento delle acque».
Ancora più perentoria la presa di posizione dell'Abruzzo social forum: «Questo caso testimonia che non c'è sbarramento tra i prodotti usati nel laboratorio e l'acquedotto e i torrenti», sottolinea Renato Di Nicola, esponente del movimento, «se oltre a questo liquido fosse uscito, ad esempio, il gallio probabilmente avremmo avuto le prime persone in ospedale. Il problema della sicurezza - dice Di Nicola - riguarda tutto l'Abruzzo, le persone che consumano quell'acqua e i cittadini della regione che chiedono garanzie per tutti, anche per i tecnici del laboratorio».

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Martedì 20 agosto 2002 - Il Centro

IL DOCUMENTO
La lettera di Bettini a Roma

Alessandro Bettini, direttore Laboratorio del Gran Sasso

(Segue dalla prima pagina)
Il sistema di controllo remoto dell'impianto ha segnalato l'anomalia ed i tecnici presenti, individuata prontamente la causa, hanno proceduto alla disattivazione dello stesso impianto. L'evento è durato in tutto circa 15 minuti. Dati i flussi in gioco ed i parametri operativi del processo, si stima che la quantità di pseudocumene sversata ammonti al totale già citato di circa 50 litri. Il pozzetto citato è inserito nel circuito delle acque reflue da inviare a rifiuto. Il tecnico reperibile di turno ed il responsabile della sicurezza dell'esperimento hanno effettuato un'accurata ispezione ed hanno informato il servizio di prevenzione e protezione e la direzione dei laboratori, la quale a sua volta ha informato la presidenza dell'Infn, successivamente operando d'accordo con essa. La direzione dei laboratori ha sospeso le operazioni in atto dell'esperimento Borexino. Il 17 agosto 2002, presso la direzione dei laboratori, si è svolta una riunione alla quale hanno preso parte: il direttore, i due coordinatori operativi di Borexino, il respoonsabile della sicurezza di Borexino, ed il servizio di prevenzione e protezione dei Lngs. Il dott. Ford, coordinatore operativo dell'esperimento, al momento dell'evento, ha redatto una dettagliata relazione. E' stata nominata una commissione che procederà nel più breve tempo possibile ai necessari dettagliati accertamenti. La direzione dei laboratori ha contemporaneamente avvisato le autorità competenti, in particolare l'Arta Abruzzo, che hanno provveduto al prelievo di campioni di acqua e alla loro analisi e a tutte le azioni di controllo necessarie per la verifica di eventuali inquinamenti.

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Martedì 20 agosto 2002 - Il Centro

ESPOSTO WWF
Sicurezza
Un'inchiesta
già in corso


TERAMO. La magistratura teramana, prima dell'incidente del 16, stava già lavorando per accertare l'esistenza di condizioni adeguate di sicurezza nei laboratori del Gran Sasso e di rischi d'inquinamento per le falde acquifere del massiccio. La procura della Repubblica di Teramo, infatti, ha di recente aperto un'inchiesta sulle strutture dell'Istituto di fisica nucleare ospitate nelle viscere della montagna.
L'indagine è stata innescata da un esposto presentato a febbraio dal Wwf Italia e dal quale emergono dubbi sui pericoli derivanti dalla presenza di sostanze altamente nocive all'interno dei laboratori. A sollevare il caso era stato, qualche settimana prima, il presidente regionale dell'associazione ambientalista Dante Caserta, che aveva denunciato sia lo stoccaggio nelle sale dell'Infn di liquidi e altro materiale tossico, sia episodi in cui si sarebbero prodotte perdite di olio dai serbatoi utilizzati per una serie di esperimenti.
Le circostanze citate dal rappresentante del Wwf furono ricavate da una ricerca fatta in Internet.

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Martedì 20 agosto 2002 - Il Centro

L'Arta: «L'emergenza è rientrata»
Il commissario: pericolo scampato, l'acqua non è contaminata
I CONTROLLI Il presidente Pace: «Nessun danno»

m.m.

L'AQUILA. «Siamo stati informati solo sabato pomeriggio di ciò che era accaduto nel laboratorio di fisica nucleare. A quel punto ho allertato il presidente della Regione che ha attivato, a breve giro di posta, tutti i servizi necessari per verificare la reale gravità dell'incidente». Chi parla è Maurizio Dionisio, commissario regionale dell'Arta, che in questi tre giorni ha seguito tutte le operazioni di controllo. «E' un incidente che non sarebbe dovuto mai accadere, ma che fortunatamente non ha provocato problemi di inquinamento, visto che la quantità di trimetilebenzene finita in acqua non era così elevata. Abbiamo eseguito controlli accuratissimi, dentro e fuori i laboratori, che hanno riguardato anche l'acqua potabile del Ruzzo, e altre ulteriori analisi sono già in programma. Ma possiamo affermare con certezza di trovarci di fronte a uno scampato pericolo. I corsi d'acqua non sono stati contaminati e ciò grazie anche al fatto che questa sostanza è in parte evaporata».
E Dionisio ha puntato l'indice sul rispetto dei disciplinari di sicurezza che regolano l'attività nel laboratorio sotterraneo. «Il direttore Bettini, con il quale sono in continuo contatto» ha detto «ha già avuto una relazione dettagliata sull'accaduto dal dottor Ford, coordinatore dell'esperimento. Sappiamo che al momento dell'incidente in quella sala c'erano tre scienziati americani e che il fatto sarebbe avvenuto a causa della mancata chiusura di una valvola dell'impianto in cui è stato versato l'olio scintillatore che, collegata a un tubo inserito nel pozzetto di drenaggio, era stata aperta per consentire il lavaggio della "vasca". Insomma, un errore banale che ha finito per creare grande allarme e preoccupazione».
Per l'Arta, dunque, che in questi giorni ha richiamato dalle ferie tutti i suoi tecnici, non c'è alcun rischio. Ma lo stesso Dionisio conferma l'esistenza di alcune presunte anomalie segnalate dai residenti di Casale San Nicola. Qualcuno già in passato avrebbe avvertito cattivi odori e notato macchie colorate nel canale che scorre lì in zona. Segnalazioni sulle quali sono ora in corso ulteriori verifiche.
E assicurazioni circa l'inesistenza di danni all'ambiente sono arrivate anche dal presidente della giunta regionale, Giovanni Pace, che in questi giorni ha coordinato tutti gli interventi di controllo. Ma il governatore d'Abruzzo ha anche aggiunto che «le analisi e le verifiche continueranno comunque a tutti i livelli». Da qui l'invito all'Agenzia nazionale di protezione dell'ambiente a procedere, in collaborazione con l'Arta regionale, a ulteriori analisi. A tal fine è previsto oggi a Roma un incontro tra Dionisio, che per questo ha cancellato una conferenza stampa, e il direttore dell'Anpa.
«La situazione» ha comunque aggiunto Pace «è da ritenere sotto controllo e non ci sono stati danni per l'ambiente e la salute di chi opera nei laboratori e di chi vive in quelle zone». Ma Pace ha anche «bacchettato» i responsabili dei laboratori. Il presidente ha infatti "invitato" il direttore Bettini «ad attivare ogni procedura di assoluto controllo delle attività che si svolgono all'interno della struttura». E ha anche chiesto che gli venga inviata una dettagliata relazione sull'accaduto «affinché siano garantite per il futuro le rigorose norme di sicurezza già esistenti, nel rispetto del protocollo operante».
Sull'incidente sono stati informati anche i ministeri dell'Ambiente e della Ricerca scientifica, nonchè la Protezione civile.

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