La maggioranza al Consiglio
regionale nega la consultazione popolare sul terzo traforo del Gran Sasso
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Il traforo blindato
La regione Abruzzo dice no al referendum popolare sul tunnel nel Gran Sasso
SERENA GIANNICO
L'AQUILA
Non ci sarà il referendum sul terzo traforo del Gran Sasso.
Il Consiglio regionale ha deciso di non dare la parola agli abruzzesi. Non spetta
a loro, secondo il governo di centro-destra, occuparsi del tunnel da scavare
sotto il monte più alto della catena degli Appennini. E non spetta a
loro pronunciarsi sul futuro della propria terra. La faccenda è stata
accantonata frettolosamente dai ventitre voti contrari della maggioranza che,
impedendo la consultazione popolare e persino ai giornalisti di entrare in aula
per seguire la riunione, ha approvato «una delibera in cui adduce motivazioni
tecnico-giuridiche, tra le quali l'impossibilità di superare la volontà
parlamentare sancita con una legge dello Stato che prevede la nuova galleria
a servizio dei laboratori dell'Istituto di fisica nucleare». Le Province
di Teramo e Pescara presenteranno «ricorso alla giustizia amministrativa
contro il provvedimento», che ha scatenato una valanga di proteste. Sulle
fasce tricolori di decine di sindaci sono comparse coccarde «a lutto»,
perché - - hanno sottolineato «oggi qui muore la democrazia».
«Ma noi - hanno aggiunto - non ci facciamo comandare. Non abbassiamo la
testa e continueremo la battaglia e la mobilitazione». «Giù
le mani dal Gran Sasso»: queste le parole che hanno, invece, accompagnato
il corteo di contestazione che si è subito snodato sulle strade del centro
dell'Aquila. Lavoratori, sindacalisti, amministratori, studenti, ecologisti
e rappresentanti di gruppi politici, con bandiere, musica e striscioni, hanno
urlato slogan contro la Giunta regionale e il ministro alle Infrastrutture,
Pietro Lunardi. «Uno - tuona Alfonso Pecoraro Scanio, presidente dei Verdi
- che ha ordinato di costruire il tunnel perché sa occuparsi solo di
viadotti, gallerie e cemento. E' scandaloso - continua - quello che è
accaduto. Perseguiremo tutte le vie giuridiche e democratiche per bloccare una
scelta contraria all'interesse dei cittadini». «E' un chiaro segnale
della paura per una vittoria del fronte del 'no' - dichiara Dante Caserta, del
Wwf Abruzzo -. Hanno dimostrato di non tenere conto dei cittadini che da tempo
chiedono di non avviare interventi che causerebbero difficoltà di approvvigionamento
idrico. Noi l'8 luglio scorso abbiamo presentato un esposto alla Commissione
europea supportato da 22 mila firme. E ci rendono fiduciosi la decisione de
Tar che ha sospeso i lavori, le dichiarazioni del ministro delle Politiche agricole,contrario
al tunnel, e l'attenzione posta al problema dal presidente della Repubblica».
«L'opera - aggiunge Ermete Realacci, presidente di Legambiente - provocherebbe
danni ambientali ed economici ad una delle più preziose aree protette
italiane che, in passato, è già stata sventrata, devastata e saccheggiata».
«Sono in pericolo le falde idriche e l'ecosistema del massiccio, fatto
di equilibri delicati» sostiene invece la Cgil. «La risoluzione
del centro-destra - dicono i rappresentanti di Abruzzo democratico ((Ds, Margherita,
Udeur, Rifondazione, Sdi, Comunisti italiani) - è vergognosa. Ha il segno
politico dell'intolleranza e della prepotenza. Qualsiasi volontà di confronto
ne esce mortificata. La nostra opposizione a questa mentalità è
assoluta e ci regoleremo di conseguenza, salvaguardando, gli interessi del popolo
abruzzese». Jovanotti, che ieri sera ha tenuto a Isola del Gran Sasso
un concerto per la natura: «Mi spiace per quello che sta accadendo. L'ambiente
non è negoziabile: è stato massacrato in passato ma è uno
dei grandi valori di quest'epoca. E' un dono, è sopravvivenza, è
gioia nostra e dei nostri figli».