Da "Il Manifesto" del 31.07.2002 citato da webstart-up.it

La maggioranza al Consiglio regionale nega la consultazione popolare sul terzo traforo del Gran Sasso

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Il traforo blindato

La regione Abruzzo dice no al referendum popolare sul tunnel nel Gran Sasso

SERENA GIANNICO

L'AQUILA
Non ci sarà il referendum sul terzo traforo del Gran Sasso.
Il Consiglio regionale ha deciso di non dare la parola agli abruzzesi. Non spetta a loro, secondo il governo di centro-destra, occuparsi del tunnel da scavare sotto il monte più alto della catena degli Appennini. E non spetta a loro pronunciarsi sul futuro della propria terra. La faccenda è stata accantonata frettolosamente dai ventitre voti contrari della maggioranza che, impedendo la consultazione popolare e persino ai giornalisti di entrare in aula per seguire la riunione, ha approvato «una delibera in cui adduce motivazioni tecnico-giuridiche, tra le quali l'impossibilità di superare la volontà parlamentare sancita con una legge dello Stato che prevede la nuova galleria a servizio dei laboratori dell'Istituto di fisica nucleare». Le Province di Teramo e Pescara presenteranno «ricorso alla giustizia amministrativa contro il provvedimento», che ha scatenato una valanga di proteste. Sulle fasce tricolori di decine di sindaci sono comparse coccarde «a lutto», perché - - hanno sottolineato «oggi qui muore la democrazia». «Ma noi - hanno aggiunto - non ci facciamo comandare. Non abbassiamo la testa e continueremo la battaglia e la mobilitazione». «Giù le mani dal Gran Sasso»: queste le parole che hanno, invece, accompagnato il corteo di contestazione che si è subito snodato sulle strade del centro dell'Aquila. Lavoratori, sindacalisti, amministratori, studenti, ecologisti e rappresentanti di gruppi politici, con bandiere, musica e striscioni, hanno urlato slogan contro la Giunta regionale e il ministro alle Infrastrutture, Pietro Lunardi. «Uno - tuona Alfonso Pecoraro Scanio, presidente dei Verdi - che ha ordinato di costruire il tunnel perché sa occuparsi solo di viadotti, gallerie e cemento. E' scandaloso - continua - quello che è accaduto. Perseguiremo tutte le vie giuridiche e democratiche per bloccare una scelta contraria all'interesse dei cittadini». «E' un chiaro segnale della paura per una vittoria del fronte del 'no' - dichiara Dante Caserta, del Wwf Abruzzo -. Hanno dimostrato di non tenere conto dei cittadini che da tempo chiedono di non avviare interventi che causerebbero difficoltà di approvvigionamento idrico. Noi l'8 luglio scorso abbiamo presentato un esposto alla Commissione europea supportato da 22 mila firme. E ci rendono fiduciosi la decisione de Tar che ha sospeso i lavori, le dichiarazioni del ministro delle Politiche agricole,contrario al tunnel, e l'attenzione posta al problema dal presidente della Repubblica». «L'opera - aggiunge Ermete Realacci, presidente di Legambiente - provocherebbe danni ambientali ed economici ad una delle più preziose aree protette italiane che, in passato, è già stata sventrata, devastata e saccheggiata». «Sono in pericolo le falde idriche e l'ecosistema del massiccio, fatto di equilibri delicati» sostiene invece la Cgil. «La risoluzione del centro-destra - dicono i rappresentanti di Abruzzo democratico ((Ds, Margherita, Udeur, Rifondazione, Sdi, Comunisti italiani) - è vergognosa. Ha il segno politico dell'intolleranza e della prepotenza. Qualsiasi volontà di confronto ne esce mortificata. La nostra opposizione a questa mentalità è assoluta e ci regoleremo di conseguenza, salvaguardando, gli interessi del popolo abruzzese». Jovanotti, che ieri sera ha tenuto a Isola del Gran Sasso un concerto per la natura: «Mi spiace per quello che sta accadendo. L'ambiente non è negoziabile: è stato massacrato in passato ma è uno dei grandi valori di quest'epoca. E' un dono, è sopravvivenza, è gioia nostra e dei nostri figli».