domenica 24 febbraio 2002 - Il Centro

Manifestanti da tutto l'Abruzzo per dire no al progetto: «Blocchiamolo, metterebbe a rischio l'acqua»
«Il Gran Sasso non si tocca»
In seimila in corteo a Pescara contro il terzo traforo

Piero Giampietro

PESCARA. Il bis è riuscito. Il popolo dell'acqua è tornato in strada per dire «no» al terzo traforo del Gran Sasso, con una partecipazione che ha superato le aspettative degli stessi organizzatori. Dati discordanti, ma in corteo hanno sfilato sicuramente oltre 6000 manifestanti. A Pescara, come era successo a Teramo in autunno, c'erano tanti cittadini e tra loro i sindaci con i loro gonfaloni, più di cinquanta. Il sindaco dell'Aquila Biagio Tempesta, da parte sua, difende il progetto.


PESCARA. Il bis è riuscito. Il popolo dell'acqua è tornato in strada per dire «no» al terzo traforo del Gran Sasso, con una partecipazione che ha superato le aspettative degli stessi organizzatori che parlano di oltre 6 mila manifestanti. A Pescara, come era successo a Teramo in autunno, c'erano tanti cittadini e tra loro i sindaci con i loro gonfaloni, una sessantina, capeggiati dal primo cittadino di Montorio al Vomano Ugo Nori, che da mesi guida il Comitato dei sindaci contro il terzo traforo. Sono stati loro a dare il segno della trasversalità della battaglia contro quello che è già stato ribattezzato «traforo Lunardi».
Tanti piccoli Comuni del Teramano, del Pescarese, del Chietino, ed alcune grandi città come Teramo, Roseto degli Abruzzi, Montesilvano, uniti per chiedere al ministro delle infrastrutture Lunardi ed al suo sottosegretario Nino Sospiri di fare un passo indietro, ed evitare che le acque del Gran Sasso, che servono oltre 800 mila cittadini, vengano penalizzate.
Si tratta in maggioranza di rappresentanti dell'Ulivo, ma quelli della Casa delle libertà non sono numericamente irrilevanti visto che a Teramo il centrodestra è allineato sul «no». Il fronte istituzionale del «popolo dell'acqua» tuttavia ha avuto altri co-protagonisti nella mattinata di ieri: sono coloro che siedono nelle giunte e nei consigli provinciali di Teramo, Pescara ed Ascoli Piceno, presenti al gran completo non solo in prima fila tra le autorità, ma anche mescolati tra le bandiere dei partiti di appartenenza.
Perché con una certa sorpresa a Pescara dopo alcuni anni sono tornati in piazza i partiti, con tanto di bandiere e striscioni, provenienti sia dal versante teramano-pescarese che da quello aquilano. Era massiccia infatti la presenza dei militanti dei Ds e della Sinistra giovanile (circa duemila arrivati a bordo di 30 pullman), di Rifondazione comunista, e poi ancora di Verdi, Comunisti italiani, Lista Di Pietro.
Una presenza che si è però mescolata senza difficoltà con i tanti volti della cosiddetta «società civile» come l'Abruzzo social forum, le associazioni di volontariato ed i sindacati, in primis la Cgil e gli ambientalisti del Wwf e di Legambiente, quelli cioè che assieme al Comitato dei sindaci sono il vero motore organizzativo del fronte del «no». La presenza di così tante persone ha galvanizzato i protagonisti della battaglia. Soprattutto il coordinatore del Comitato per la tutela delle acque del Gran Sasso, Mario Marano Viola, che dal palco di piazza Salotto ha scandito che «questo è il segno di come l'Abruzzo non voglia questo traforo, e chi ha il potere di decidere non può non tenere in considerazione questa mobilitazione».
L'applauso più convinto lo ha incassato Nicola Crisci, deputato diessino, che ha ribadito i motivi dell'opposizione al progetto sottolineando la natura «popolare e di massa» della mobilitazione; e non è stato da meno il segretario della Cgil Franco Leone, che ha confermato la presa di posizione del mondo del lavoro «al fianco della giusta battaglia contro questo progetto disastroso».
E la soddisfazione si avvertiva anche fuori dagli interventi ufficiali, tra i tanti visi conosciuti della politica che ieri hanno accettato di fare un passo indietro ed evitare la «passerella» sul palco, lasciando invece spazio alle associazioni.
«Non c'è nessun blocco ideologico» ha detto infatti Augusto Di Stanislao, consigliere regionale dei Ds eletto nella Val Vibrata, «stiamo difendendo e tutelando un patrimonio di tutti, questa mobilitazione deve insegnare tanto ai nostri governanti della Regione e di Palazzo Chigi», e Giovanni Lolli, deputato aquilano della Quercia, ha tenuto a sottolineare che «la battaglia non si ferma oggi: c'è in gioco la difesa dell'acqua da un gioco sporco, nei prossimi giorni produrremo un'ampia documentazione».