Giù le mani dal Gran Sasso
Gli abruzzesi vogliono tutelare l'acqua di tutti e l'ambiente in cui vivono
di Guglielmo Ragozzino  da Il Manifesto del 17-11-2001

 

Oggi a Teramo si svolge una manifestazione per difendere la montagna degli abruzzesi, il Gran Sasso che rischia di essere presto rovinato. "Due o tre mesi" è il tempo previsto dal ministro competente, Lunardi, che pontificava al Vespa-a-Vespa, per iniziare i lavori della terza canna, collegante i laboratori dell'Istituto di fisica nucleare, Infn, con il mondo esterno. Una galleria lunga circa sei chilometri e con milioni di metri cubi di terra da scavo e roccia buttati da qualche parte. E che Lunardi sia competente in buchi nelle montagne è a tutti noto. Nella sua vita professionale, prima che Berlusconi gli dicesse: "Pietro, esci di li sotto e seguimi", non faceva altro; e si può dire che sia ministro proprio per la sua capacità di fare buchi, come una talpa nell'emmenthal.
La manifestazione è stata indetta da un comitato promosso dal Wwf locale e poi da Legambiente, Cai, Mountain Wilderness, Pronatura, Lipu, Mare Vivo, Greenpeace, Amici della Terra; e ancora dalla Società italiana di geologia ambientale e dall'Istituto per la forestazione ambientale. Insomma tutto il migliore ambientalismo, quello che mette sempre i bastoni (anzi i bastioni) tra le ruote del governo. Interessante è anche l'adesione delle province di Teramo e Pescara, di quaranta comuni nelle province di Teramo Pescara e anche L'Aquila, delle Comunità montane del Gran Sasso zona O e Vestina zona I; e ancora l'Acquedotto del Ruzzo, la Cgil regionale l'Ente parco nazionale del Gran Sasso e dei monti della Laga, l'Amab, Associazione mediterranea di agricoltura biologica e infine l'Abruzzo Social Forum.
Questo sfoggio di firme vuol dire che molte persone comuni che vogliono bene alla loro montagna, ci lavorano, ci vanno su e giù in bicicletta, ci abitano, in una parola ci vivono, sono molto preoccupati per come andrà a finire la questione del nuovo traforo. Il vecchio traforo, la galleria costruita per diciotto anni di seguito, fino al 1987, con uno stillicidio di morti operaie, ha causato l'abbassamento della falda acquifera di mille metri. L'acqua perduta, l'acqua inquinata, ha peggiorato la vita dell'intera regione.
Non contenti i costruttori hanno ottenuto, già nel 1990, di scavare un'altra galleria e al tempo stesso di ingrandire la grotta di Aladino dei fisici puri con altre enormi caverne. La terza canna e l'allargamento del laboratorio sono il contenuto di una legge dello stato, la 366/90. Da allora sono intervenute altre leggi, per esempio le leggi di civiltà ecologica come la valutazione d'impatto ambientale che dovrebbero averla accantonata. Bisogna ricordare che i principi ispiratori della nuova galleria sono stati nel tempo due, assai diversi tra loro. Dapprima è stato il servizio della scienza con una canna dedicata per evitare pericoli derivanti da incendi o scoppi nel laboratorio; in questo caso non si spiega perché il buco sia fatto dalla parte de L'Aquila, più lungo e non dalla parte di Teramo, più agevole e breve. Poi ha prevalso l'esigenza di togliere dalla strada di tutti un flusso di veicoli con carico spesso rischioso. A parte qualche ragionevole dubbio sull'utilità di portare in fondo alla montagna carichi rischiosi, rimane il fatto, noto a tutti, che l'autostrada così com'è è un modello insuperato di sicurezza, con frequenti vie di fuga; e il traffico che la percorre è modesto e presenta molti meno rischi del Gottardo, preso come giustificazione dell'intervento immediato da Lunardi. Sembra più plausibile che Lunardi voglia scendere a vie di fatto, mostrare al boss tutto quello che sa fare con la legge obiettivo e che l'esperimento del Gran Sasso - proprio là dove gli esperimenti fervono - sia considerato un passaggio necessario nella storia del governo peggiore di tutta la repubblica.