May day...May
day Tutti a Milano, tutti in Europa
Il primo maggio sarà il giorno delle parade
dei precari e delle cognitarie, quelle della creatività delle moltitudini che
articolano consenso intorno a pratiche di conflitto irriducibilmente
incompatibili con il sistema dell’ordine neoliberista di guerra globale e
permanente. Sempre più la dimensione che si dà questo spazio politico è
Europea, riguarda la flexsecurity su scala globale, l’universalità della
cittadinanza, la depropriazione del prodotto delle intelligenze e delle
braccia sfruttate, la precarietà come condizione che modella la vita. La
festa, il carnevale che rompe la normalità della metropoli milanese, capitale
all’avanguardia nella sperimentazione delle sempre nuove forme di vita
subordinata al profitto non è soltanto un evento, una grande kermesse
comunicativa, una passerella della presa di parola degli invisibili. Infatti i
percorsi che attraversano il primo maggio sono tutte le insorgenze precarie
che praticano l’autonomia del movimento come autogestione della vita, quindi
ricercano continuità contro la frammentazione, socialità contro la
disgregazione. l’istruzione non è né libera né pubblica, la sanità tende ad
essere privilegio di pochi, il diritto alla casa è sempre meno garantito, il
diritto di migrare diventa un reato da scontare nei centri di permanenza
temporanea: questi sono solo alcuni dei pezzi di un puzzle che mostra come le
nostre vite tendano ad una precarietà cronica… Capire la precarietà significa
vedere quel filo che ne lega i centri produttori: innanzitutto la guerra, vera
matrice di ogni forma di instabilità, poi le agenzie di lavoro interinale e le
catene multinazionali che si nutrono della vita dei lavoratori atipici (la
maggioranza dei nuovi assunti), passando per i governi fino alla SIAE.
Copyriot e crossing dei saperi, rifiuto del lavoro precario come condizione
sine qua non dell’esistenza, diserzione alla guerra e rifiuto di essa come
fattore ordinativo delle vite nostre e di quelle dei migranti, nuove forme e
pratiche di rivolta e comunicazione in cui coniugare diritto di resistenza e
disobbedienza, di tutto questo ci parla la May day. Il 19 aprile comincia
ufficialmente il countdown verso la mayday, ma non è un rituale, non siamo i
fedeli, ma gli eretici guidati da San precario. Il count down in realtà è
iniziato in ogni mobilitazione di precari e precarie, passando dal 2 aprile.
Questa inaugurazione della tirata finale (che come ogni fine è un nuovo
inizio) ci vedrà in movimento in tante città con le autogestioni e le
occupazioni nelle scuole o nelle città, con i cortei studenteschi, con il
desiderio di articolare reti intorno a sogni e bisogni concreti. Come
studenti, lavoratori immateriali della conoscenza, cognitari riconosciamo la
centralità della mercificazione del sapere nei processi che producono tutto,
persino il nostro immaginario. Proprio per questo intendiamo che la
liberazione dei saperi si declina nella diffusione e nella condivisione, ma
contemporaneamente, cerchiamo nell’autoformazione l’accumulazione di strumenti
e conoscenze per l’autogestione della vita e della ricerca della felicità. Il
movimento è un fattore legato alla vita delle persone, il nostro modo di
conquistare spazi di autonomia indispensabili perchè solo lì dentro possiamo
costruire tutto ciò senza essere distrutti dalla macchina della guerra o
sussunti da quella elettorale della rappresentanza. Per tutto questo siamo
additati dai misericordiosi gestori di lager di stato come pericolosi
eversivi, legati a San Precario, ma la nostra sovversione è pubblica, è fatta
di claims,cultura, democrazia. Siamo singolarità che cercano negli spazi del
comune l’autorealizzazione della propria esistenza per mezzo della concreta
soddisfazione dei bi-sogni che nascono dall’insorgenza precaria stessa dando
vita all’immaginario della mayday.
GLOBAL PROJECT:laboratori
radio-sito e webzine-inchiest-azioni
La radio è prima di tutto uno spazio fisico
in cui ogni giorno mettiamo in gioco la nostra creatività e attraverso il
quale abbiamo la possibilità di produrre socialità, poiché costruendo
progettualità sulla comunicazione possiamo prendere parola per riprodurre
azioni e elaborare il senso del conflitto materiale. Per questo la radio è uno
di quegli strumenti di cui ci riappropriamo e che diventano luoghi dove
potersi scambiare idee, saperi e dove si possa fare una analisi critica libera
e in cui proviamo a costruire immaginario di esodo dal grigiore e dalla
freneticità delle nostre città. La comunicazione è a volte anche lo spazio più
comune di tutti, come ad esempio nel sito, nel webzine, in tutti i momenti in
cui la narrazione dei conflitti che produciamo nei territori diventa analisi
collettiva e quindi genera e riproduce movimento, vita. Inoltre per essere nei
cicli di movimento, ovvero per condividere desideri e pratiche con reti
sociali, ci dobbiamo muovere attraverso una continua inchiest-Azione pubblica
e diffusa come trampolino verso la costruzione del conflitto ma anche come
strumento di articolazione di reti. Parte del Globalproject sono anche
cartografie del controllo o del conflitto, cahiers de doleance dei territori
ribelli, con ricerca che serve a segnare le strade della costruzione di
rivolta, a guidarci e a darci una bussola.
AUTOGESTIONE-AUTOFORMAZIONE-SPAZI occupa-resisti-produci
Una lacuna riguarda la mancanza effettiva
di spazi, intesi come luoghi di aggregazione e socialità, in cui produrre
sapere e costruire possibilità di vita, in autogestione e in autonomia. Sono
poche le scuole che rimangono aperte tutto il pomeriggio e che dispongono di
aule autogestite. Sono poche e saranno sempre meno. Attraverso i continui
tagli che da molti anni vengono riservati alle scuole pubbliche verranno
limitati anche i momenti di discussione. Sono sempre meno anche gli spazi
dedicati ai giovani nelle nostre città, sempre più cari i concerti, i locali,
gli spettacoli, la cultura in senso ampio. Sono invece sempre di più i casi in
cui cortei studenteschi, vere e proprie forme di attraversamento e incursione
nella normalità, forme creativamente e immediatamente comunicative di
conflitto riproducibile, vengono caricati dalle forze del disordine tentando
di rinchiuderli di fatto nel binomio violenza-non violenza: o il silenzio, la
sfilata pacifica, senza scritte sui muri, occupazioni simboliche etc... o le
botte. L’assuefazione, questo ci preoccupa. In questo intravediamo i primi
passi verso l’accettazione della privatizzazione e della totale scomparsa
della scuola con quelle caratteristiche di libertà, laicità e gratuità che è
imperativo difendere. La riforma Moratti risponde alle stesse logiche
liberiste che sono alla base dell’economia mondiale. Pensiamo quindi che la
critica alla scuola debba inserirsi in una critica più ampia alla società
moderna e che la lotta per una nuova scuola coincida con la lotta per una
nuova società. Il desiderio di promuovere un percorso che ci porti a vivere
appieno le nostre scuole, ad agire al loro interno, avendo come unico
obbiettivo la cultura, ha come base fondamentale il diritto ai saperi. Da qui
la proposta di modelli nettamente differenti da quello che quotidianamente
siamo costretti a subire: una scuola fondata sulla logica del più bravo, e
sulla competizione che rende impossibile l’attuazione di un processo di
autoformazione ed autogestione degli studenti. Sono questi i motivi che stanno
alla base della nostra proposta: vivere le nostre scuole, praticare diritto di
resistenza, rifiutando il ruolo di meri utenti, rivendicando invece quello che
è il nostro ruolo di soggetti pensanti, raggiungere quindi una totale presa di
coscienza da parte degli studenti. A chi impone, soprattutto a noi giovani
modelli di vita corrotti rispondenti alla teoria del “produci, consuma e
crepa”, rispondiamo praticando il nostro di modello: quello che prende forma
dalla libertà del desiderio: Occupa resisti produci. Nei giorni di occupazione
e di autogestione apriamo spazi di cultura , liberi saperi e conflitto, ma ci
riprendiamo anche uno spazio di sperimentazione di sogni e di ricerca di
risposta ai bi-sogni. Molti sono i contenuti che hanno attraversato le aule e
i corridoi delle scuole, portando avanti percorsi contro la riforma moratti,
la guerra globale permanente e la precarietà attraverso assemblee, collettivi,
cineforum costruendo una nuova faccia a quelle aule che sempre più stanno
diventando luoghi di formazione di perfetti robottini precari. Questi percorsi
vengono portati avanti quotidianamente tramite le aulette autogestite e i
copy-riot nelle scuole, ma anche grazie ad alcune vere e proprie occupazioni
di spazi nelle città nati dall’esigenza dei cognitari di trovare dei luoghi
dove creare ogni giorno le possibilità di esodare dalla disgregazione. Sono
frammenti spazio-temporali in cui la precarietà viene sconfitta sul campo, in
cui l’alternativa diventa per migliaia di studenti realtà concreta e
materiale. Non meno importante, per la continua ricerca di terreni in cui sia
possibile agire il conflitto, è mantenere vivo per le nostre città lo spazio
politico del corteo, che è sempre strumento e insieme momento di raccolta
comune per le reti degli studenti che nelle scuole mettono in campo
disobbedienza e rivolta.
COPYRIOT
riproduci-diffondi-condividi
I libri, la musica e l’arte nell’ accezione
più estesa del termine, sono sottoposti a rigide regole commerciali, che non
permettono la condivisione, la riproduzione e la diffusione, ma solo la
distribuzione a scopi di lucro: riproduci diffondi condividi: questi
dovrebbero essere i princìpi di una cultura libera, garantita e gratuita per
tutti. Tuttavia la SIAE, ad esempio, celandosi dietro la falsa nomea di
mecenate difensore dei diritti d’autore, cerca d’impedire un’universale
divulgazione dei saperi. E’ per questo che chiamiamo copyriot (copiaribelle)
la pratica comune di riappropriazione del diritto ai saperi. Il copyriot
diventa cosi riprodotto e riproducibile in ogni sua forma; dalle proiezioni
pirata di film alle trasmissioni radio foniche, dalla riproduzione e dalla
trasmissione di libri e materiali culturali, allo scambio e alla
masterizzazione di cd e dvd. Nel vivere quotidianamente una realtà scolastica
sempre più precaria e sottostante alle leggi del mercato grazie alla riforma
morattila, un ruolo centrale, ad esempio rispetto al caro-libri, lo rivestono
proprio le tasse sull’intelligenza. Le aulette autogestite nelle scuole e gli
spazi occupati sono diventati anche luoghi di copyriot ovvero di socialità,
aggregazione e rivendicazione di mezzi per accedere alla cultura e
all’informazione; momenti di reale autoformazione che nasce dal confronto e
dallo scambio. Sotto il nome Copyriot si racchiudono tutte quelle pratiche di
violazione delle leggi che difendono gli elevati profitti dovuti alle
speculazioni sulla cultura. La produzione artistica e letteraria di musica,
libri, film sta diventando sempre più la merce fra le merci. Copyriot è la
risposta, la concretizzazione di un’alternativa attraverso cui l’autogestione
e la condivisione di idee, di produzioni e spunti liberamente articolati sono
veramente di tutti. Non si tratta solo di spazi fisici che riprendono nuova
vita, ma anche dell’abbattimento delle barriere che tentano di soffocare le
contraddizioni che gli studenti producono quotidianamente a partire dalle
scuole.
RIVOLTA GENERALIZZATA
crossing dei saperi-nuove forme di sciopero di cittadinanza
Nella situazione attuale, in cui è
manifesta l’intenzione di impedire a chi produce proprietà intellettuale di
raccogliere il frutto di ciò che egli stesso ha seminato, consideriamo
tassativo contrastare i meccanismi giuridici che privatizzano ed incatenano il
lavoro della mente. Lo pensiamo perchè riconosciamo in questo meccanismo di
sfruttamento uno dei paradigmi, più importanti dell’economia globale di oggi.
Ci proponiamo di produrre esodo da questa logica perversa di sottrazione della
proprietà cognitiva a chi la rende materiale, ovvero noi, precari e precarie.
Il nostro esodo dall’attuazione ripetuta di "esproprio proprietario" da parte
delle multinazionali, dei discografici, degli editori e dei loro vassalli si
traduce nella riappropriazione di ciò che, nella società postmoderna, è
fondativo per la crescita culturale di ogni soggettività interna alla
moltitudine: i saperi. Per questo riteniamo necessario di dover mettere in
campo continuamente nuove forme di ribellione e conflitto, generalizzate.
Sciopero generalizzato significa e racchiude anche tutto ciò che si ribella al
modello unilaterale e precario di scuola e di società e vediamo quindi nascere
gli scioperi del biglietto, i blocchi degli stage formativi, nuove pratiche di
sovversione, estese e riproducibili:di cittadinanza.
DIRITTO ALLA MOBILITA’
trasporti come reddito-circolazione come libertà
Desideriamo affrontare la questione dei
trasporti. Nei nostri territori vediamo il tempo della nostra vita utilizzato
a scopo di profitto anche nell’andare da una parte all’altra della città.
Ogni
giorno una buona fetta della ’popolazione studentesca’ usufruisce dell’autobus
per recarsi a scuola. Eppure qualcosa non funziona. La maggior parte dei
ragazzi sostiene che il prezzo del biglietto e degli abbonamenti sia troppo
elevato; altri problemi riguardano la lentezza, la puntualità e la capienza.
La scena tipo di una mattinata in autobus è quella di un tragitto scomodo,
magari spiaccicati alla portiera.- Gli interventi sociali e le agevolazioni
per le fasce più deboli della popolazione, fra cui noi studenti, sono
pressoché nulli. La continua speculazione sugli studenti aumenta
vertiginosamente: dal prezzo delle case per i fuorisede delle Università al
prezzo dei trasporti pubblici. Perché non scontare del 50% i prezzi dei
biglietti e degli abbonamenti del trasporto pubblico? E’ doveroso ampliare il
discorso sottolineando il dramma della ’privatizzazione selvaggia’: un
progressivo mal-funzionamento del servizio che si offre alla cittadinanza. Le
aziende private ( corporations ) per loro natura cercano di raggiungere il
profitto quasi sempre indipendentemente dalla qualità di ciò che offrono.
Rivendicando quindi reddito, anche nella forma del trasporto, della libertà di
andare in giro per il mondo, irriducibile alternativa alle deportazionio e ai
lager razzisti, da tutte le città andremo a Milano il primo maggio dicendo che
per le ferrovie dello Stato un euro può bastare.
DON’T WORK BE HAPPY stop
stage-reclama reddito-ribalta la riforma
L’alternanza scuola-lavoro altro non è che
un periodo più o meno lungo trascorso all’interno delle aziende svolgendo
diverse mansioni, tutte ugualmente non retribuite. La Riforma Moratti prevede
il taglio drastico dei professori responsabili dei laboratori scolastici
impedendone di fatto l’utilizzo. Senza laboratori e con programmi e fondi
modificati si dirotta il ruolo formativo della scuola sulle imprese,
introducendo gli stage. Tra le altre cose c’è da dire che le aziende che
collaborano all’alternanza scuola lavoro godono di sovvenzionamenti pubblici
per il loro operato e risulta così chiaro come questa campagna formativa abbia
l’unico obiettivo di smantellare la scuola pubblica in quanto luogo di
cultura, cercando di trasformarla sempre più nella hall precaria di un
albergo. In realtà l’accesso all’ambiente lavorativo attraverso gli stage,
priva la scuola della sua caratteristica principale e fondamentale, ovvero
l’accesso alla cultura. I ragazzi sono chiamati a svolgere, durante vari
periodi dell’anno, mansioni all’interno di aziende ( diverse a seconda
dell’indirizzo scolastico) sia pubbliche che private. In relazione a quanto
previsto dalle normative che regolano questa “esperienza didattica”, lo
studente DOVREBBE affiancare un lavoratore per raggiungere una maggiore
esperienza nell’ambito della sua specializzazione ma non è quello che
realmente avviene. La riforma Moratti sta determinando un abbassamento del
livello culturale ed un annullamento delle capacità critiche degli studenti,
l’autonomia scolastica (promossa e voluta dal ministro di centrosinistra
Berlinguer) ha fatto si che aziende private si siano insinuate nelle nostre
scuole. Proprio perchè la scuola è diventata questo, oggi generalizzare uno
sciopero della scuola vuol dire mettere in sciopero la “catena di
produzione”immateriale della scuola formata da ognuno degli individui che la
vivono cioè studenti, collettivi, genitori, insegnanti e personale non docente
ma anche di quei nuovi luoghi/non luoghi da vivere (o subire?). Uno dei
percorsi che sono tracciati in avanti ed escono dalla disobbedienza alla
Moratti è quello che reclama per gli stage il reddito, per non essere servi
non retribuiti. Ma insieme al posto del lavoro, nelle nostre giornate,
vogliamo l’autoformazione.Siamo convinti che ci spettino fette più grandi, ma
soprattutto che la nostra vita non sia riducibile al lavoro precario e
subordinato, vogliamo impiegarla secondo le nostre intelligenze e il nostro
desiderio.
Studenti per l’autonomia mediatica - Trento
Global Students - Coordinamento studenti
medi di Padova
leggi
il comunicato di Global Students Padova
Collettivo Sfumature – Reggio Emilia
Collettivo Ortika - Parma
Officina dei Saperi Autogestiti - Como
Coordinamento studenti Mestre e Venezia
Coordinamento studenti medi Vicenza
Studenti del San Precario point break
-Alessandria
Collettivo zeta - Bergamo
Collettivi di RiminI
Studenti in action - Gorizia
Coordinamento dei Collettivi Studenteschi
di Milano e Provincia
Approfondimenti/contributi
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