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Forum Territoriali e Tematici Abruzzesi: .: Gruppo Informatico e Comunicazione :.
By Alessandro Nerantzis
In piazza sono scesi di nuovo ad Atene, Salonicco ed altri centri urbani i lavoratori del settore pubblico (Gsee) e privato (Adedy) insieme agli studenti per manifestare contro la riforma delle pensioni che prevede un aumento dell’ età pensionistica, oltre a cambiamenti che fanno ancora più flessibili i rapporti di lavoro. Si tratta del quinto sciopero generale in Grecia da quanto la troika dell’ UE e del Fondo monetario internazionale, in pratica le grandi economie del mondo occidentale, hanno imposto un piano di austerità, un vero programma “lacrime e sangue” per affrontare la crisi finanziaria nel paese. Gli esperti e i ministri del governo ellenico non perdono occasione per affermare che queste misure sono necessarie per risparmiare denaro pubblico in modo che il paese esca dalla crisi. Ma ad Atene, come del resto in tutto il territorio, i greci vivono con il timore che questa crisi non avrà fine, “perché l’obiettivo non riguarda la risoluzione a lungo termine dei problemi economici, ma quello di chiudere i “buchi aperti” al più presto possibile”. Manca, insomma, un piano strategico, misure che mirino allo sviluppo del paese, senza le quali non si può uscire dalla recessione. Inoltre i greci si chiedono come è possibile ottenere il consenso dei cittadini ed imporre misure pesanti nel momento in cui questi tagli vengono imposti alla parte più debole della società, i dipendenti pubblici e i pensionati, senza che si tocchino le banche, le quali continuano ad aumentare i loro profitti oppure la chiesa ortodossa che viene esclusa dalle tasse. E fino che punto é credibile il premier Jorgos Papandreou quando afferma che “tra cinque anni il paese uscirà dalla crisi”, pur sapendo che questi 110 miliardi di euro prestati dall´ UE e dal Fmi, hanno un alto tasso di interesse che grava pesantemente sulla società.
E’ una ruota che gira senza fine: prendo dei soldi per pagare gli interessi del mio vecchio debito, ed in seguito prendo altri soldi per pagare un debito ancora più alto, entrando in un circolo vizioso. In questi “giochi finanziari” il popolo greco conta poco o meglio nulla!
Ricordiamo come é nata la crisi mondiale e poi il caso greco. Tutto è cominciato nel 2006 negli Stati Uniti, quando la crisi immobiliare, causata dalla estrema semplificazione nell’accesso ai prestiti bancari per la costruzione delle case, ha portato migliaia di persone all’ impossibilità di pagare gli interessi. Cosi i killer economici, i soliti speculatori per sfamare i propri appetiti, hanno “scelto” di investire nel petrolio, nel gas, nelle materie prime e negli alimenti, producendo un forte aumento dei prezzi . Questo ha provocato la crisi mondiale. Cosi i ricchi sono diventati più ricchi e i poveri più poveri.
La domanda che si pone qualcuno è perché gli speculatori hanno scelto proprio la Grecia? La Grecia in un certo senso è il territorio dove si svolge l’esperimento di una lobby finanziario delle grandi banche di Wall Street e delle banche europee per distruggere l’ economia reale. E la Grecia, un paese con un economia reale debole, con un alto livello di corruzione e altri problemi economici strutturali, era una facile preda. I media nord-europei e anglosassoni sono facilmente caduti nella trappola dei stereotipi, attribuendo la colpa ai greci e generalmente ai cosiddetti PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, anche se certuni aggiungono anche l’ Irlanda), ai maiali dell’ Europa, che vengono presentati come grezzi, sporchi, affamati, pronti a rubare e ad evadere dal fisco. Non a caso i cittadini nord-europei danno la colpa alla Grecia e una gran parte é stata contraria agli aiuti, in realtà ai prestiti offerti dai loro paesi, senza tener conto che i primi a guadagnare da questi prestiti sono proprio loro. Soltanto la Germania, per esempio, guadagnerà centinaia di migliaia di euro dal prestito “offerto” in Grecia all’ ultimo momento perché l’ interesse supera il 5%. Ovviamente questa crisi la pagherà il popolo greco, ma già si vede nell’ orizzonte che anche altri cittadini europei, che le loro economie nazionali vengono considerati forti, sono sulla stessa via. Perché anche loro sono stati messi al mirino delle banche o meglio degli speculatori di fronte ai quali i governi europei non riescono oppure non vogliono fare nulla.
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E il popolo greco come vive questa crisi? La cosidetta generazione dei 700 euro, i giovani alle scuole e alle università vedono che non hanno futuro in un paese dove il nepotismo e la corruzione sono all’ ordine del giorno. Gli scandali emergono ovunque, nella vita politica, nella vita comune di ogni cittadino che doveva pagare le bustarelle negli enti pubblici, negli ospedali, ecc. Bisognava fregarsi a vicenda per sopravvivere. In piú con la crisi la gente non ha piú soldi e comincia a non avere i beni che era abituato ad avere. Non a caso si registra un aumento della criminalità non organizzata, quella della persona ‘della porta accanto’. Perché cresce giorno dopo giorno il numero dei greci che diventano poveri. Non a caso la classe media, dipendenti pubblici e privati, vedono che il proprio stipendio svanisce prima che arrivi la fine del mese. I greci sono diventati ansiosi e sospettosi su tutto e nei confronti di tutti. Certo pure loro, cioè tutti noi greci siamo in parte responsabili per questa tragedia greca. Perché non cerchiamo di vivere con valori diversi, di diventare diversi da quelli che oggi vogliamo combattere. La linea di demarcazione tra una parte e l’altra non é chiara, è sfuocata..
Ed ora che la gente comune vede che appena riesce a sopravvivere, che non viene aiutata dallo stato, lasciando i bisognosi con i loro bisogni, siamo ad un passo da una rivolta. Un “assaggio” di ciò che potrebbe accadere abbiamo avuto durante la Rivolta del Dicembre del 2008. Allora questi sentimenti di amarezza e di angoscia si sono trasformati in furore, aggressività e violenza. Nelle strade di Atene, Salonicco e di tutte le grandi città elleniche, abbiamo visto tutti i più grandi scontri nella storia contemporanea del Paese dopo la caduta della giunta dei colonelli. Nello stesso tempo in tutto il mondo, da Sidney fino a Buenos Aires e da Chigago fino a Mosca sono nati movimenti di solidarietà ai giovani greci. Cosi si può capire come dalle fiamme delle auto della polizia e dalle banche bruciate può nascere un fiore. Cioè una nuova era di fratellanza e di solidarietà in tutto il mondo. Basta che sia chiaro chi é veramente il nostro nemico. Perché, si sa, tutti i governi hanno tanta paura del popolo, di noi quando siamo uniti e arrabbiati.
Quei giorni, i giorni nostri e di Alexis, erano soltanto l’inizio. Quei giorni erano più che altro un “fatto nostro”, dei giovani. Ora molti, -e tra questi anch’ io-, credono che quando la situazione in Grecia diventerà ancora più difficile, probabilmente entro il 2011, ci sarà una reazione violenta non solo dei giovani che sono i più politicizzati e ansiosi per il loro avvenire, ma da parte di ogni cittadino che vede in queste misure un’ ingiustizia sociale. Scenderanno in piazza tutti, anche le vecchiette insieme ai loro nipoti. Perché ormai tutti vivono al limite di sopportazione.
In questo ambito potrebbe essere giustificata la reazione violenta, causata da anni di sofferenze e di aggressioni da parte dello Stato, iniziata subito dopo l´ uccisione di un ragazzo di 15 anni. Ma é ingiustificata una continua “lotta urbana” senza un obiettivo chiaro.
In Grecia, dopo “i giorni di Alexis” sono nati tanti gruppi “semi-clandestini”, i quali con la loro attività, hanno provocato, o meglio hanno dato l’ alibi al governo per far uscire più poliziotti in strada, per installare un numero maggiore di telecamere di sorveglianza per le strade, per controllare di più la nostra vita. É vero che i media spesso sbagliano, attribuendo la colpa ai giovani rivoltosi, ma la gente comune confonde cosa è giusto e cosa è ingiusto . Quando nel quartiere di Exarchia manifestano gli “anarchici”, i media trovano l´occasione per colpevolizzare tutto il movimento rivoluzionario, con la scusa di atti violenti prodotti da persone che in realtà sanno ben poco di anarchia. Ecco perché il dibattito tra gli attivisti del movimento anti-autoritario sulla tattica da seguire per la continuazione della lotta é acceso. Speriamo che questi giorni di confusione finiscano primo o poi
Per concludere: la situazione diventerà sempre più grave se noi giovani non ci opponiamo. Tutti noi. La cosa sicura é che il problema non riguarda soltanto la Grecia o un singolo stato. É un attacco organizzato del mondo capitalistico all’ etica, ai valori e al pensiero umano, alla nostra vita. Diciamoci la verità, in un mondo globalizzato non ci sono singoli problemi . Un’ ingiustizia in una parte del mondo provoca un’ altra ingiustizia da un’ altra parte. La lotta, però, non é facile. Non abbiamo di fronte a noi una minaccia con la quale possiamo misurarci con la forza fisica. Il sistema, lo status quo, é spesso invisibile, crudele, ma anche ben organizzato. Per questo bisogna agire con cautela e intelligenza, contenendo la nostra rabbia. La prima, la più grande rivoluzione e rivolta non deve essere fatta alle strade, ma dentro a noi. E poi, se noi greci, con l’aiuto di tutti, non lottiamo fino alla fine in modo che non passi questo programma “lacrime e sangue”, si apre la strada per l’ applicazione di programmi simili anche in altri paesi. Dobbiamo essere uniti e solidali. Perché solo con la fratellanza il nostro mondo diventerà una meraviglia per vivere. Il futuro é nelle nostre mani…