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Forum Territoriali e Tematici Abruzzesi: .: Gruppo Informatico e Comunicazione :.
By Corrado Di Sante
Il pugno e
le corna.
Cronaca di una giornata del Servizio Civile a L’Aquila con il Presidente
del Consiglio.
Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è un nonno
dalla pelle aggrinzita che sfugge flaccida, consumata da piccole e grandi
macchie scure, rugosa
sotto le manica della giacca, polsi e mani sono innaturali come quelle di un
manichino, ripiegate ricordano quelle di
Monthgomery Burns dei Simpson, il perfido
padrone della centrale nucleare.
Osservarlo muoversi sui tacchi che qualcuno subito nota è comico, le
ginocchia si flettono un po’ in avanti e di fronte a muoversi è
un corpo molle che ondeggia e si sbilancia, traballa. Si muove come un
burattino di legno, a volte
temi che si spezzi che evapori ed invece è un fuoco di fila, sul
palco si ride, non risparmia nessuno, da del “nonno” a Giovanardi, ride
Berlusconi e la platea semivuota ride anch’essa.
Gli occhi incavati sotto la maschera di cerone (difficile stabilire
il numero degli strati) sono piccoli e
vispi, vedi su di loro tutto il peso di quel mascherone che scioglie sotto i
riflettori di un colore tra il rosso ed il marrone
differente dalla coloro della pelle.
È come se fosse dentro uno scafandro ed il Presidente del
Consiglio si tocca spesso le orecchie: “sarà fastidiosa
l’attaccatura, chissà!”
In un altro contesto il nostro Presidente del Consiglio se
ne starebbe all’angolo di un bar di periferia, a sputar sentenze contro i
comunisti , non sono più in parlamento ma il
presidente del Consiglio li vede ovunque, quasi li invoca . Si sa il grande
capo per essere tale ha bisogno di un nemico.
Il nostro nonno sa di dover morire, le forze
gli sfuggono e per questo va ruota libera: battutacce, scherzi a chiunque passi
senza remore, senza pudore…
Dopo un po’ il nostro nonno
fenomeno riceverebbe la pietà di tutti gli avventori del bar: a volte lo ascolti altre lo zittisci, che
vuoi farci è un povero vecchio, vive di ricordi, trasuda giovinezza perduta,
che non tornerà mai più.
Ed invece Silvio Berlusconi è il Primo Ministro della Repubblica Italiana, è l’incarnazione del potere e dello
spirito del paese tutto, ha il potere. La sua forza è il pubblico votante che
ride alle sue battute, ma
abbracciandolo senti tutta la sua fragilità, la mollezza, la
vulnerabilità di un vecchio nonno.
Il potere viene sempre raffigurato invincibile, lontano,
indiscutibile, inattaccabile
ed invece è falso. Siamo
noi, gli italiani a renderlo così, abbiamo bisogno di un alibi per poter
continuare a crepare nell’indifferenza, ad ignorare il bene comune, a calpestare la
dignità nostra e delle generazioni future.
Questo ho capito mentre lo abbracciavo, ho capito che ognuno
di noi ha il potere, l’occasione di ribellarsi, di cambiare, basta volerlo ed
agire collettivamente: è già accaduto riaccadrà! (non
dite al Presidente del Consiglio che ha abbracciato un comunista.)
Silvio Berlusconi è un debole, è solo, la sua unica
possibilità di sopravvivenza è il mito della giovinezza imperitura per questo
indossa una maschera, per questo si contorna di “belle donne” (chiamiamole
prostitute, non escort ed è legittimo che lo faccia ma sia
coerente non vada al Family Day) per questo ha sempre
bisogno di parlare di sesso come fa ogni adolescente, di metterla sempre sulla
risata sulla beffa, è un modo per
vincere le proprie paure, per evitare di affrontare il nulla che ti sconfina
dentro.
Il Presidente del Consiglio interpreta l’anima di questo mia
Povera Patria, un’anima forgiata dalla tv dai modelli del consumismo e
dell’individualismo. Ma con la crisi anche questo modello culturale va in pezzi
non funziona e la maschera d’illusione cade giù.
Sarò un volontario per il servizio civile ed in questi
giorni ci hanno spiegato che difenderemo la Patria senza armi bensì con il nostro
lavoro, con la nostra solidarietà, con la cittadinanza attiva, la
partecipazione, il volontariato, in nome
della nonviolenza e scriveremo le nostre esperienze sulla scia di Aldo Capitini, don Lorenzo Milani, don Ernesto Balducci
e dei tanti obiettori che rifiutando le armi finivano in carcere: piccoli
uomini che disobbedendo a leggi ingiuste e disumane hanno cambiato la storia del
nostro paese.
Loro, ieri, se si fossero ritrovati sul quel palco sarebbero
scesi, insieme. Non avrebbero partecipato alla parata, avrebbero degnamente adempiuto al compito di difendere la Patria ed i valori
della Costituzione repubblicana, disobbedendo, perché l’obbedienza non è più
una virtù! Lasciando il potere nella sua
solitudine. Il Presidente del Consiglio e tutti i poteri accorsi alla
rappresentazione soli con le sue corna, come un bimbo triste che non
riesce più a coinvolgere nessuno nel suo stupido gioco.
Noi volontari non
l’ho abbiamo fatto, abbiamo reso ossequio al potere bugiardo.
Un pugno solo si è liberato in aria, un gesto semplice e piccolo, una nota
stonata ad inceppare lo spettacolo, a
Guido Bertolaso (Capo fiduciario del Dipartimento di Protezione Civile) che
accorre indignato, rabbioso e mi chiede cosa vuol dire quel pugno alzato
rispondo che vuol dire vittoria, solidarietà, vuol dire la storia di un paese
analfabeta ed affamato che si solleva ed
esce dalla guerra, ripudia il nazifascismo e la guerra, migliora la propria
condizione di vita, milioni di uomini e donne che partecipano per la prima
volta alla vita democratica del Paese che li ha sfruttati per secoli. Intanto Silvio ha già lanciato le corna, quest’ultime
già sventolano in aria,
molti si allontanano indignati, il gruppo si sfoltisce ma sarà
questa la foto su giornali e tg.
Cosa vogliono dire le corna? Che storia raccontano? Quale
memoria? Per quale futuro? Chiedetelo a
Guido Bertolaso, che ora ha imparato una cosa in più, cosa vuol dire un pugno
chiuso.
Difenderemo la patria
con le corna alzate, bambini del mondo unitevi e ridete il gioco è appena
iniziato.
Corrado Di Sante
Volontario
per il Servizio Civile nazionale per l’Abruzzo.
La foto con il pugno alzato dal sito di Repubblica
http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/premier-coppito/6.html