Come si ricorderà, una parte dellinchiesta è scaturita dalla
segnalazione dellAssociazione che, a luglio 2007, aveva fatto analizzare
lacqua dei rubinetti della Val Pescara, provenienti dai Pozzi SantAngelo, a
valle delle megadiscariche abusive di Bussi, riscontrando alte concentrazioni di
contaminanti, tra cui il Tetracloruro di Carbonio e lEsacloroetano (sostanze
tossiche per fegato e reni: la prima classificata come possibile cancerogena per
luomo). Successivamente, nonostante le smentite di alcune delle persone
attualmente indagate, tra cui il presidente dellAzienda Consortile
Acquedottistica, Bruno Catena, e lallora presidente dellAmbito Territoriale
Ottimale sullacqua, Giorgio DAmbrosio, il WWF aveva dimostrato come molti Enti
fossero a conoscenza dellinquinamento dei pozzi SantAngelo fin dal 2004, senza
però aver mai provveduto ad informare i cittadini.
Dichiara Dante Caserta,
Presidente del WWF Abruzzo: Siamo di fronte ad uno scandalo di livello europeo
che coinvolge quella che era la più grande azienda chimica italiana: nella valle
dei fiumi Tirino e Pescara è stata realizzata la più grande discarica abusiva di
rifiuti tossici dEuropa. Il quadro di inquinamento emerso dalle indagini è di
proporzioni inimmaginabili, visto che le sostanze tossiche e cancerogene in
falda superano i limiti di legge per centinaia di migliaia di volte. La
situazione è ancora più grave perché questo inquinamento ha determinato la
distribuzione a circa 500.000 persone di acqua che lIstituto Superiore di
Sanità, smentendo lAzienda Consortile Acquedottistica, lAmbito Territoriale
Ottimale e la ASL, ha dichiarato non idonea al consumo umano. È il completo
fallimento del sistema di gestione, controllo e prevenzione dellacqua
denunciato dal WWF in questo anno e oggi portato alla luce grazie allimpegno
del Corpo Forestale dello Stato guidato d!
al Dr. Guido Conti e dalla
Magistratura nella persona del Pm Aldo Aceto. Le responsabilità dei singoli
saranno accertate dalla Magistratura, verificando così anche la situazione di
quanti in questi anni sapevano e non hanno fatto nulla.
Domani, sabato 24
maggio alle ore 11:00 con appuntamento in piazza Italia a Pescara (davanti al
Comune) conferenza stampa dellassociazione.
Disponibile via email per i
giornalisti una cronistoria con i principali documenti
INFO: 3683188739
(Augusto De Sanctis), 3358155085 (Dante Caserta)
PESCARA. Dopo
poco più di un anno dalla scoperta della discarica di Bussi e poco meno di 12
mesi dallo scoppio dello scandalo dellacqua inquinata arriva il primo atto
importante e pubblico della procura di Pescara che ha inviato nei giorni scorsi
33 avvisi di garanzia. I reati contestati sono avvelenamento delle acque,
disastro doloso, commercio di sostanze contraffatte ed adulterate, delitti
colposi contro la salute pubblica, turbata libertà degli incanti e
truffa.
Gli avvisi di garanzia -che consistono nella comunicazione agli
indagati di essere sotto accertamento della magistratura- metteranno in
condizione i presunti responsabili di compiere i primi atti difensivi e, dunque,
di conoscere nel dettaglio le prove raccolte in molti mesi di
indagine.
Loperazione della Procura, coordinata dal pm Aldo Aceto, ruota
attorno alle responsabilità che hanno portato alla creazione di quella che è
stata definita la «discarica tossica più grande dEuropa» (nel silenzio
pressocchè totale di istituzioni e cittadini) e sulla scoperta nel 2004 (ma resa
pubblica solo nel 2007) di veleni contenuti nellacqua degli acquedotti gestiti
dallAca.
Il sito, scoperto lo scorso anno dal Corpo delle Guardie Forestali di
Pescara, è stato accertato essere il deposito dove venivano smaltiti
illegalmente materiali tossici dall'industria chimica pesante dagli anni '60
agli anni '90.
Si tratta di tonnellate di sostanze pericolose per la salute
che hanno inquinato i pozzi che servono l'area metropolitana
Chieti-Pescara.
Tra i reati contestati a dirigenti Aca, Ato, industria
chimica e enti pubblici, passati e presenti, cè l'avvelenamento dell'acqua, il
disastro doloso, la turbativa e la truffa.
Le analisi scoprirono la presenza di sostanze tossiche e cancerogene come
tetracloruro di carbonio, esacloroetano, meta-crilonitrile sostanze che secondo
la medicina- possono provocare seri danni agli organi interni come fegato, reni,
colon.
Fra i 33 destinatari di avvisi di garanzia vi sono Giorgio D'Ambrosio
(Pd), in qualità di presidente dell'Ato, Donato Di Matteo (Pd), presidente del
Cda dell'Aca, Bruno Catena (Pd) presidente dell'Aca, Bartolomeo Di Giovanni
direttore generale dell'Aca, Lorenzo Livello, direttore tecnico dell'Aca,
Roberto Rongione responsabile Sian della Asl di Pescara e Roberto Angelucci
(Pdl) ex sindaco di Francavilla.
I 33 indagati devono rispondere a vario
titolo di reati quali avvelenamento delle acque, disastro doloso, commercio di
sostanze contraffatte ed adulterate, delitti colposi contro la salute pubblica,
turbata libertà degli incanti e truffa.
Reati che appaiono gravi in
considerazione di come è stata gestita la vicenda ed i rischi che sarebbero
stati corsi da una popolazione stimata in 500mila persone raggiunta
dallacquedotto gestito dallAca.
Mai in oltre 12 mesi è arrivata una sola debole ammissione da parte
degli enti preposti ai controlli e alla distribuzione dellacqua. Si è sempre
preferito rigettare al mittente le preoccupazioni certificate e documentate
della presenza di sostanze cancerogene che non dovevano finire nei nostri
bicchieri.
Da parte dellAca, per esempio, e del suo presidente sono arrivate
sempre smentite quotidiane circa la pericolosità della situazione in
atto.
Sarà ora la magistratura a valutare eventuali responsabilità ulteriori.
Quello della discarica e dellacqua avvelenata è stato e rimane uno degli
scandali più grossi dellAbruzzo venuto alla luce grazie alla tenacia del Wwf
regionale che si è battuto in prima linea per fare chiarezza e divulgare notizie
di importanza vitale.
Tutte notizie che invece erano state tenute segrete
sebbene conosciute da moltissimi amministratori locali che avevano partecipato a
riunioni ufficiali e tavoli tecnici ma che in oltre tre anni non hanno sentito
il dovere di informare la popolazione dellinquinamento delle falde acquifere
che finivano poi nellacquedotto.
Proprio ieri sera lo scandalo della
discarica di Bussi è stato ripreso dalla trasmissione di Michele Santoro,
Annozero su RaiDue dove sono stati ripercorse tutte le tappe ed i misteri di
questi lunghi mesi. Meno di due settimane fa poi questa brutta piaga era finita
su un ampio servizio del quotidiano di Torino La Stampa che aveva destato dal
torpore abruzzese quanti avevano già dimenticato.
23/05/2008
14.14
LA MONTEDISON NEL MIRINO DELLA
MAGISTRATURA
Oltre ai vertici di Ato e Aca risultano destinatari
di avvisi di garanzia anche amministratori e
dirigenti dello stabilimento
Montedison.
I dirigenti, secondo la ricostruzione fatta dalla Procura
pescarese, avrebbero concorso ad avvelenare le acque destinate all'alimentazione
umana prima che fossero attinte o comunque distribuite per il consumo.
Tutto
questo sarebbe stato possibile tramite la realizzazione (dal 1963 al 1972) della
mega discarica sequestrata a marzo scorso sul terreno attualmente di proprietà
della "Come iniziative immobiliari Srl" (oggi Montedison Srl, società
interamente riconducibile al gruppo Montedison/Ediso).
Il sito dista a meno
di 20 metri di distanza dalla sponda destra del fiume Pescara e destinata allo
smaltimento illegale e sistematico di ogni genere di rifiuti, scaricati, stando
all'accusa, fino al 1963 circa, direttamente nel fiume
Pescara.
L'inquinamento delle acque sarebbe proseguito poi con la
realizzazione di una seconda e di una terza discarica.
Gli indagati
avrebbero contribuito, dunque, ad aggravare la situazione nella zona sino a
cagionare il disastro ambientale sul suolo e sottosuolo delle aree interne ed
esterne del polo
chimico-industriale di Bussi.
TUTTI GLI
INDAGATI
Nel registro degli indagati sono stati iscritti anche:
Guido Angiolini, amministratore delegato pro tempore di Montedison (2001-2003) e
di "Servizi Immobiliari Montedison Spa" e "Come Iniziative Immobiliari Srl";
Carlo Cogliati, amministratore delegato pro tempore di Ausimont; Salvatore
Boncoraglio, responsabile Pas della sede centrale di Milano;
Nicola
Sabatini, vice direttore pro tempore della Montedison di Bussi (1963-1975);
Nazzareno Santini, direttore pro tempore della Montedison/Auusimont di Bussi
(1985-1992); Carlo Vassallo, direttore pro tempore dello stabilimento
Montedison/Ausimont di
Bussi (1992-1997); Domenico Alleva, responsabile
tecnico della terza discarica; Luigi Guarracino, direttore pro tempore dello
stabilimento Montedison/Ausimont di Bussi (1997-2002); Giancarlo Morelli,
responsabile Pas (Protezione ambientale e sicurezza) dello stabilimento
Montedison/Ausimont di Bussi (1997-2001); e poi Camillo Di Paolo; Maurilio
Aguggia; Leonardo Capogrosso; Giuseppe Quaglia; Maurizio Piazzardi; Giorgio
Canti; Luigi Furlani; Alessandro Masotti; Bruno Parodi; Bruno
Migliora.