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Forum Territoriali e Tematici Abruzzesi: .: Gruppo Informatico e Comunicazione :.

Lettera appello per Assemblea Abruzzo social forum DOMENICA 02 SETTEMBRE A PESCARA


By Abruzzo Social Forum



 

 ASSEMBLEA ABRUZZO SOCIAL FORUM

DOMENICA 2 SETTEMBRE 2007 ORE 16,00

PRESSO LA SEDE URABAN DEL QUARTIERE 3, IN VIA TAVO 242/1 - PESCARA
 
PERCHE' NON PROVIAMO A LIBERARE I NOSTRI SOGNI ED A CONDIVIDERLI ?
IL DOMANI APPARTIENE A CHI SI E’ DATO IL TEMPO PER IMMAGINARLO
 
Info 340.3701978 - 338.1195358

Come raggiungere la sede della riunione

Per chi arriva dall'Aereoporto di Pescara Percorrere Via Tiburtina Valeria, superare l'Istituto "G. Manthonè" (edificio rosa)
Girare a sinistra in Via Lago di Capestrano e subito dopo Girare a sinistra in Via Tavo.

Per chi arriva da Stazione Portanuova di Pescara Prendere Via Tiburtina Valeria e percorrerla, prima di superare l'Istituto "G. Manthonè" (edificio rosa)
Girare a destra in Via Lago di Capestrano e subito dopo Girare a sinistra in Via Tavo.

 

 

 

Carissimi/e
Alcune considerazioni e sintesi personali frutto di varie discussioni con alcuni compagni di viaggio che vi invio per suggerire temi e riflessioni per la prossima assemblea dell’Abruzzo Social Forum di domenica 2 settembre.
Temi e riflessioni non esaustivi e che difficilmente potranno essere sviscerati in una singola riunione ma che spero spingano ognuno a dare il proprio contributo e anche a proporre iniziative regionali e collettive.

L’Abruzzo sta vivendo uno stress ambientale e sociale sempre più preoccupante. La nostra regione, dicono, detiene il primato negli incendi
boschivi mentre subiamo anche un altro primato: l’esistenza sul nostro territorio ( Bussi ) della più grande discarica di rifiuti tossici d’Europa
.
Nessuno finora ha proposto una soluzione a questo problema gravissimo che, tra l’altro, ha portato all’inquinamento di falde acquifere in tutta la Val Pescara. Inquinamento, di cui la cittadinanza è venuta a conoscenza solo grazie all’impegno informativo, investigativo e di denuncia svolto fin da marzo e per tutta l’estate trascorsa da WWF, Laboratorio Bussi ci riguarda ( al quale partecipiamo ), Abruzzo Social Forum, Rifondazione. Un inquinamento che se non si dà soluzione al problema discarica tossica continuerà per tempi naturali ancora per mezzo secolo. Tutto questo sta mettendo in crisi il Partito dell’Acqua ( D’Ambrosio, Di Matteo, Catena, etc ) che ora viene attaccato, a volte anche strumentalmente, da altre associazioni, forze politiche e sindacali che finora avevano scelto un irresponsabile silenzio.
Ma non è detto che da questa crisi se ne uscirà con una riorganizzazione idrica ed ambientale migliore. Se lasciamo le soluzioni in mano al potere stesso che ha generato questi mostri di incompetenza, irresponsabilità e criminalità potremo assistere ad un redislocazione dei poteri forti e ad un avvicendamento indolore che salvi le strutture portanti del loro apparato.
Se ora il Commissario Goio( quello a cui Berlusconi con l’avallo di Del Turco ha dato pieni poteri di interevento economico, sociale ed ambientale sul fiume e sul territorio della Val Pescara senza che se ne sappiamo le ragioni ) ed i suoi sponsors bipartisan si scoprono “ecologisti” lo fanno per non rimanere con il cerino in mano.
E con il cerino in mano non possono rimanerci i cittadini e tutti noi che in questi anni hanno lottato per difendere l’Acqua bene comune di cui la nostra regione è piena. .Dobbiamo essere in grado di proposte viabili e concrete che diano soluzioni vere al problema della discarica e dell’inquinamento ma anche a quello della riorganizzazione idrica visto che la Regione sta per approvare una legge di riforma sull’acqua alla chetichella senza la partecipazione delle realtà sociali e associative del territorio.
Ma per quanto il Foro Acqua dell’Abruzzo Social Forum riesca a fare tanto, veramente tanto per i tempi che corrono, saremo sufficienti a vincere anche questa battaglia dopo quella contro il terzo traforo, la vendita dell’acqua alla Puglia, e la privatizzazione dell’acqua?

Potremo farcela se non allarghiamo ancora di più il nostro orizzonte se anche altre realtà sociali del territorio non riescono a capire che sull’acqua ci stiamo giocando una delle partite sociali, economiche e politiche più importanti dei nostri tempi?

I problemi del nostro Abruzzo, purtroppo, non si fermano ai soli danni socio-ambientali! Qualche esempio.
Cosa dire e pensare sulla “ presenza “ sempre più determinante ma discreta della multinazionale Micron in campo economico, sociale ed anche culturale?Come leggere le crisi industriali “guidate” che toccano in modo molto diversificato Val di Sangro, Valle Peligna e l’aquilano ?
Ad Atessa, patria di Piero Benedetti, partigiano e condannato a morte dal fascismo, la presenza scenica ( camicia nera e gagliardetto tricolore) ma anche effettiva di un assessore alle politiche sociali di Forza Nuova, inquieta ancora qualche coscienza democratica?


In novembre a Pescara (di fronte la Palazzo di Giustizia ) verrà inaugurata una piazza ed un monumento per la Pace ai Caduti di Nassirya approvato in modo bipartizan in Consiglio comunale. Hanno qualcosa da dire la sinistra radicale, i non violenti stanziali-immobili, i grandi rivoluzionari a parole che pensano di essere gli unici ad opporsi alla guerra e più interessati a costruire steccati che soluzioni positive? Cosa proponiamo noi che partiamo da una pratica di lotta prima di tutto sociale oltre che politica? Noi che facciamo riferimento alla movimento altermondialista di Genova , di Porto Alegre, di Nairobi contro la globalizzazizone capitalista neoliberista e guerrafondaia?

A Pescara, dove il tema sicurezza fa tanto moda, un segretario dei Ds ed qualche fascista riciclato e accolto con tutti gli onori dentro il calderone della prossima lista D’Alfonso, chiamano a raccolta contro il degrado della città e chiedono l’intervento risolutorio dei poteri forti ( Prefettura, Sindaco, Assessori, Forze dell’ “Ordine” ma anche Consigli di Quartiere, etc). Contro chi ? Contro i veri nemici da sbattere in prima pagina e cioè i rumeni, rom, extracomunitari ( termini usati con disinvoltura tipica di chi non va per il sottile ) che vanno espulsi da sotto i ponti e da terreni incolti ed improduttivi ( per ora ) perché , paventando furti e violenze inesistenti e/ o imputabili ad altre persone, li si accusa di danneggiare la città e “di rendere insicuro il ritorno a casa di notte ai nostri figli”.


C’è qualcuno che riesce ad andare oltre la sola accoglienza o aiuto umanitario? Perché non si denuncia tutto questo anche dal punto di vista del significato razzista e della deriva sicuritaria che ha ? Qualche opera pia potrebbe non riceve più i soldini dal Comune?
Sono sufficienti le sole battaglie di resistenza a salvaguardare le nostre coste ed il nostro Mare? Ed i Giochi del Mediterraneo e la costruzione del Villaggio per gli sportivi porterà benessere alla città di Chieti ed all’Abruzzo in generale o sarà la solita colata immensa e caotica di cemento e vetrina elettorale per qualcuno da riciclare?
Lo stato generale dei diritti individuali e collettivi nei nostri territori ci dà più di un segnale di decadimento, di continua rottura della rete sociale e di comunità, di negazione continua e determinata dei più elementari diritti anche di natura individuale alla trasparenza, alla vita, alla sessualità-affettività, alla salute, alla cultura.


Alla prossima vittima sul lavoro, alla prossima trans uccisa , al prossimo suicidio o alla prossima forte discriminazione verso una persona gay o lesbica, ai prossimi 22 bambini rumeni cacciati da sotto i ponti dalle forze dell’ordine, al prossimo disastro ambientale, al prossimo pensionato arrestato dalla polizia perché ruba da mangiare nei supermercati perché non ce la fa più, al prossimo scandalo edilizio che ci sbatteranno in faccia sicuri del nostro silenzio, al dolore di chi non ha la forza nemmeno di gridare, al quotidiano vuoto socio-esistenziale che fa da base culturale alla emarginazione ed allo instupidimento televisivo, sapremo interrogarci, ascoltarci, rispondere in modo efficace tale da superare il semplice rincrescimento?

Di fronte a tutti i problemi che viviamo siamo in grado di uscire da noi stessi e dal nostro egoismo personale o di organizzazione sociale o politica che sia ? Siamo in grado di capire che alle varie organizzazioni della società civile, delle reti, sta succedendo di subire o accettare il medesimo processo disgregativo e di arroccamento che imputiamo alla società civile in genere ? Come Abruzzo Social Forum siamo o no importanti per la società, per quella abruzzese e non quella nazionale o idealizzata?. Siamo utili al fine del cambiamento dei rapporti di forza sociali e dell'orizzonte culturale


E' necessario ancora uno spazio sociale come può esserlo un Forum come l’Abruzzo Social Forum. E se non dovesse essere quale alternativa costruire ? Riusciamo ancora a trovare gli snodi, le intercapedini, le aree di incontro, riusciamo ancora a partire dai nostri desideri profondi per riconoscerli e comunicarli o inseguiamo i bisogni indotti dalle istituzioni culturali asservite e dai loro lacchè, “da una politica che è solo far carriera( e soldi ) , dai perbenismi interessati, dalla dignità fatta di vuoti, dall’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai con il torto?”


Siamo in grado di anteporre i tempi necessari alla crescita sociale , culturale e politica a quelli del sistema che diciamo di combattere e che spesso stà nelle nostre stesse scarpe come canta della socialdemocrazia Claudio Lolli?

Non siamo stufi della lamentela continuata ed inconcludente verso la politica genericamente presa per poi di ripercorrerne gli stessi errori e le stesse dinamiche di potere al nostro interno? Non ci siamo stufati di organizzare incontri, a cui partecipa sempre meno gente, pagati e protetti dalle istituzioni che tanto critichiamo?

Guardiamo alle fotografie scattate in questi anni che sicuramente abbiamo conservato in casa o nella nostra mente e chiediamoci: dove sono tutti i nostri compagni di viaggio, dove sono “ quelli di radio città”, dove la gente semplice senza ancoraggi che hanno riempito le piazze nelle manifestazioni contro il terzo traforo o contro il transgenico, dove sono le persone scioccate dalla repressione di Genova che ha affollato Piazza Salotto nella più indimenticabile e toccante manifestazione politica degli ultimi anni , dove sono ? E’ il corso naturale delle cose o c’è di più?
Riusciamo ancora a creare iniziative ed azioni in grado di permettere a tanti altri di accedere con piacere e con voglia al mondo dell’impegno, della coscienza critica, del movimento? E’ cambiata la fase socio politica questo è certo: la guerra sociale , economia e militare come l’abbiamo chiamata non è scoppiata solo per ed in l’Irak ma a devastato i nostri cuori, le nostre speranze, spaccato dentro i corpi politici, ha portato allo scoperto le nostre inadeguatezze e debolezze. Ci ha lasciato spesso inebetiti ed inattivi.Perché non ce lo diciamo?


Le situazioni economiche e sociali vengono stravolte quotidianamente e noi ce ne accorgiamo solo per gli effetti e non nelle cause. E’ vero, ogni movimento che nasce ha fasi alterne, alti e bassi, crisi e rinascite ma spesso ne interpretiamo le vicissitudini solo a partire da un’ottica nazionale per cui se un intero continente come l’America Latina sta cambiando faccia per sé e per il mondo in Italia questo non fa notizia nel movimento( adesso sembra se ne sia accorto perfino Antonio Negri l’autore di Impero). E’ morto il movimento se a Nairobi si tiene , in mezzo a tante contraddizioni, un Foro Sociale Mondiale problematico ma che si africanizza e che tra slams e degrado si costruiscono reti sociali continentali che in Europa non riusciamo nemmeno a proporre? Da un po’ di tempo a questa parte in Italia quello che viene ancora definito Movimento ( con la M maiuscola ) è un groviglio di persone che vivono come ceto politico che di tanto in tanto si riunisce ora anche in due sedi e versioni distinte, l’una radicale per il bisogno urgente di dire la verità rivoluzionaria al popolo e l’altra riformista per collezionare flop, per indire manifestazione o appoggiare lotte su suggerimento dei loro partiti di riferimento e di finanziamento.
Ma allora i movimenti in Italia non esistono? Sì esistono e come , ma visto che nessuno fa inchiesta ed anche i giornali di sinistra vanno spesso dietro le correnti e le sensibilità di chi paga loro lo stipendio, non ce ne accorgiamo.
Solo qualche realtà emerge perché nasce dentro qualche importante congiuntura politica, perché è di massa e radicale nei contenuti e nelle forme come quello no Tav,o dal Molin, Action. Sono così puntuali anche nelle proposte e non solo nella critica perché sono organizzazioni TERRITORIALI ed a TEMA. Sono cioè realtà che hanno saputo rimanere liberi dal radicalismo interessato dei Casarini e dei Bernocchi,o dal moderatismo delle organizzazioni del Tavolo della Pace: hanno centrato obiettivo, spazio e quindi MOVIMENTO.
Esattamente come in piccolo e diluita in un tempo più lungo ma autentico è stata la esperienza dell’Abruzzo Social Forum, soprattutto quando si è identificata attraverso La PRATICA DELL’OBIETTIVO e in particolare attraversando e “ cibandosi” di un tema allo stesso tempo territoriale e globale come quello dell’acqua.


Non dimentichiamolo, la prima vittoria di movimento contro le grandi opere in Italia si è verificata con la messa in cantina del Terzo Traforo del Gran Sasso e poi con il blocco della cosiddetta vendita dell’acqua alla Puglia, primo caso di vendita-controllo di fiumi Italia. Peccato che, salvo Liberazione, nessun quotidiano abbia parlato di tutto ciò. Al tempo i territori non erano era di moda per quasi tutta la sinistra, anche di movimento. Comunque essere chiamati dalle persone , o dai giornalisti, ed anche a volte dai denigratori “il popolo delle acque” è un merito ed è un insegnamento che ci è servito nel tempo, anche per la costruzione del Foro dei movimenti per l’acqua che insieme ai movimenti citati sopra è la vera novità del panorama sociale italiano.


Certo il Manifesto non ci parla delle lotte che i cittadini umbri stanno ingaggiando contro Rocchetta ed amministrazione comunale, provinciale e regionale ( tutte rigorosamente di centro sinistra ). Il movimento territoriale umbro è riuscito a fronteggiare per ben tre volte le ruspe dei cantieri mobilitando i cittadini richiamati da un sistema di controllo del territorio che prevede anche l’uso( consentito dal parroco ) delle campane per avvisare la popolazione. Forse per qualcuno lo strumento campane è considerato troppo medievale o religioso ma di queste lotte non ne parlano nemmeno i centri sociali duri che pure teorizzano sullo scontro fisico e sul corpo come strumento e snodo politico

.
E che dire della polizia che entra nella sala del consiglio comunale di Palermo per sgomberare la popolazione che protesta contro la privatizzazione dell’acqua, qualche giornale progressista ne ha parlato? E nelle mailing list o dalle radio delle sinistre riformiste o critiche? E del fatto che tutti i comuni dell’Astigiano, ( di tutti i partiti) , di Rieti e di tanti altri abbiano votato non solo contro la privatizzazione ma che stiano organizzando il sistema idrico sui punti della nostra proposta popolare di legge addirittura prima che il Parlamento ne discuta? E che… e che…si sia riusciti a costruire una convergenza sociale inedita ed amplia nella storia del nostro paese su di un tema così importante, raccogliendo tra l’altro 406 mila firme ufficiali ed altre 100 mila non certificate ? Silenzio quasi totale!


Pensate che molti giornalisti e politici si ostinanano a pensare che il movimento per l’acqua sia solo una persona: Riccardo Petrella: Una persona, che nonostante un passato glorioso, ricordiamo per il fallimentare anno come Presidente dell’Acquedotto Pugliese e per l’aver creato una associazione di aziende pubbliche dell’acqua dove figurano il Presidente dell’ATO pugliese condannato a tre anni e il nostro benamato D’Ambrosio ( sì quello dell’inquinamento dei pozzi, della crisi idrica, delle 5 posizioni apicali che detiene alla faccia del buon senso e del buon costume. Anche l’informazione di sinistra spesso va avanti per stereotipi, con una mentalità leaderistica e spesso manca di professionalità.
Un movimento, quello dell’acqua, che aveva indetto, e comunicato a molte associazioni e partiti, già da due mesi una manifestazione nazionale su acqua e beni comuni proprio per quel 20 di ottobre che secondo i soloni dell’intellettualità , dell’associazionismo e del movimento italiano ottimista e di sinistra hanno deciso dover essere l’unica ed improcrastinabile data per decidere le sorti della sinistra italiana scavalcando tempi, contenuti, e relazioni costruite con tempo e pazienza da movimenti reali.


Ognuno deciderà per l’atteggiamento da tenere verso la manifestazione indetta per sostenere a sinistra Prodi, come Foro dei movimenti italiani per l’acqua decideremo l’8 di settembre a Milano nell’unico luogo di decisionalità che abbiamo scelto: l’assemblea generale dei gruppi territoriali e di movimento.
Di fronte a tutte queste problematiche e snodi critici che facciamo.?


Che facciamo, noi, tutti noi, a partire dai nostri territori, noi che abbiamo 5/6i tessere di associazioni e/o partiti, noi che non abbiamo nessuna tessera, noi che siamo movimento anche quando ci presentiamo alle elezioni come ho fatto io me o che diventiamo segretari di partito come succede a Gianna Di Crescenzo che continua nell’impegno per l’acqua ed i beni comuni e per la solidarietà verso le lotte dell’America Latina.? Che facciamo noi nuove persone che arrivano all’impegno sociale senza nessuna sicurezza e esperienza, noi che magari siamo lesbiche in un paesino dell’entroterra, studente di diritto a Bologna ma con il cuore in Abruzzo, geologa disoccupata, militante ambientalista o di partito a cui partito ed organizzazioni non sono bastati mai, noi militanti equo e solidali che hanno perso la voglia di impegnarsi nelle "loro" botteghe sempre più piene di prodotti ma con sempre meno impegno civile e sociale, noi tutti bisognosi di un quotidiano decente e di un domani vero e giusto?


Che facciamo tutti noi che amiamo e/o rispettiamo il CHE ma che non siamo capaci di liberarlo da chi lo usa commercialmente o politicamente per battaglie minoritarie o di immagine, a tutti noi che non ricordiamo che il CHE non solo ha detto che” la prima grande rivoluzione la si compie a partire da se stessi” ma che “ se si sogna da soli è solo un sogno se si sogna insieme è la realtà che cambia “.

PERCHE' NON PROVIAMO A LIBERARE I NOSTRI SOGNI ED A CONDIVIDERLI ?

Un giovane scrittore camerunese, Patrice Nganang ha scritto una riflessione che vi e mi consegno per la riunione del 2 settembre

IL DOMANI APPARTIENE A CHI SI E’ DATO IL TEMPO PER IMMAGINARLO

Ciao a tutti, Renato