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Forum Territoriali e Tematici Abruzzesi: .: Gruppo Informatico e Comunicazione :.
By asf
La proposta di Direttiva Bolkestein - approvata all'unanimità della Commissione Europea nello scorso 13 gennaio inizierà l'iter procedurale per giungere, probabilmente a marzo 2005, al voto finale del Parlamento Europeo; si prefigge di imporre ai 25 Stati membri dell'Unione le regole della concorrenza commerciale, senza alcun limite, in tutte le attività di servizio".
E' evidente la similitudine con i principi e le procedure già stabilite in sede di Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) con l' Accordo generale sul Commercio dei Servizi (Gats). L'Europa deve privatizzare i servizi sul mercato interno per poter pretendere, da una posizione di forza all'interno dei negoziati Gats, la privatizzazione dei servizi nel resto del mondo. Innanzitutto - al contrario del Gats - non prevede alcuna possibilità di restrizioni nazionali all'accordo. Configurandosi come una direttiva "orizzontale" e non nominando alcun settore in particolare, si applica dovunque sia possibile l'apertura di un mercato, intendendo l'esistenza di un mercato "ogni settore di attività economica in cui un servizio può essere fornito da un privato". In secondo luogo gli ostacoli "burocratici" alla competitività, che si prefigge di eliminare, sono in larga parte le disposizioni prese dai poteri pubblici per la migliore prestazione del servizio in termini di garanzie sociali ed ambientali, di tutela dell'accesso universale, di trasparenza delle procedure, di qualità del servizio, di diritti del lavoro, di contenimento delle tariffe. In pratica, si rimette radicalmente in discussione il potere discrezionale delle autorità locali.
Ma il cuore della Direttiva Bolkestein - e la sua eccezionale gravità - risiede nell'art. 16 relativo al principio del paese d'origine. Con questo principio, l' UE rinuncia definitivamente alla pratica dell'armonizzazione" fra le normative dei singoli Stati, pratica che era finora assurta ad elemento quasi fondativo dell'Unione stessa.
Secondo il nuovo principio, un fornitore di servizi è sottoposto esclusivamente alla legge del paese in cui ha sede l'impresa, e non a quella del paese dove fornisce il servizio. Per dirla in parole semplici quanto apparentemente incredibili : un' impresa polacca che distacchi lavoratori polacchi in Francia o in Belgio, non dovrà più chiedere l'autorizzazione alle autorità francesi o belghe se ha già ottenuto l'autorizzazione delle autorità polacche, e a quei lavoratori si applicherà solo la legislazione polacca.
Siamo di fronte ad un incitamento legale a spostare le imprese verso i Paesi a più debole protezione sociale e del lavoro, e, una volta approvata definitivamente la Direttiva, a pressioni fortissime sui Paesi i cui standard sociali e di lavoro sono storicamente molto più avanzati.
Appaiono chiarissimi i segni che la Direttiva
Bolkestein è destinata a lasciare:
a)
apertura alla concorrenza e alla privatizzazione di quasi tutte le attività di
servizio, dalle attività logistiche di qualunque impresa produttiva ai servizi
pubblici come acqua, istruzione e sanità;
b) deregolamentazione totale dell'erogazione dei servizi con drastica
riduzione, se non annullamento, delle possibilità d'intervento degli enti locali
e delle organizzazioni sindacali;
c) destrutturazione e smantellamento del mercato del lavoro attraverso la precarizzazione e il dumping sociale all'interno dell' Unione Europea
La Direttiva Bolkestein -elaborata dopo la consultazione di ben 10.000 aziende europee e nessun sindacato e/o organizzazione della società civile. Al Forum Sociale Europeo di Londra, la rete europea ha costruito due seminari ed un workshop che hanno visto la partecipazione di componenti importanti dei sindacati e dei movimenti. Occorre che si costruiscano percorsi di sensibilizzazione e mobilitazione a partire dai territori .Per questo uno degli obiettivi di mobilitazione contenuti nell'appello dei movimenti sociali uscito dal Forum Sociale Europeo di Londra è una grandissima manifestazione nel marzo 2005 a Bruxelles per l'Europa sociale e per il ritiro "senza se e senza ma" della famigerata Direttiva Bolkestein.
Questa direttiva europea aggraverà ulteriormente la situazione in Abruzzo dove l’acqua, la sanità per non parlare del lavoro, hanno subito e subiscono duri attacchi dalle politiche neoliberiste. Il movimento è riuscito ad arginare questi attacchi ripetuti, ora occorre mobilitarsi per il ritiro della Direttiva Bolkestein, bisogna farlo a partire dal nostro territorio.
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