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La sinistra trionfa al primo turno nelle elezioni uruguayane


By Info




Per la prima volta della sua storia, a centosettanta anni dalla fondazione del paese, l’Uruguay sarà governato da un Presidente di sinistra che potrà contare anche sulla maggioranza assoluta in Parlamento, cosa che non accadeva dal 1966.

Il Frente Amplio, ribattezzato per l’occasione EP-FA-NM (Encuentro Progresista- Frente Amplio- Nueva Majorìa), che raccoglie le formazioni politiche di sinistra e centrosinistra, ha ottenuto oltre il 50% dei voti al primo turno, in un’elezione che ha anche registrato una delle maggiori affluenze al voto della storia dell’Uruguay.

Sconfitta pesante per i partiti storici, Colorado, crollato al 12% e Nacional, che è risalito oltre il 30% dei voti, grazie alla intelligente, ma strumentale decisione dell’uscita dal governo e dell’appoggio esterno presa nel momento in cui appariva chiara la concreta possibilità di vittoria del Frente.

Il Frente Amplio, in cui negli ultimi anni ha assunto il maggior peso relativo la componente del MPP (Movimiento de Partecipaciòn Popular), erede del Movimento Tupamaro, fu fondato nel 1971, anno in cui ottenne il 18% dei voti, grazie anche al grande impegno del suo leader storico Liber Seregni, morto recentemente nel mese di luglio.

In questi 33 anni, è sopravvissuto a tutti i tentativi di destrutturazione attuate dalle oligarchie allora al potere e a una dittatura durata 12 anni (1973-1985), il cui primo obiettivo era proprio quello di annientare la veloce ascesa della sinistra nel paese.

Da questo periodo oscuro fatto anche di persecuzioni, prigionia, assassini, tortura ed esilio, il Frente è riemerso alla fine degli anni ottanta, contando su un gruppo di leader di grande prestigio per la storia politica e individuale di resistenza che impersonavano e che ha contribuito a superare le divisioni ideologiche interne verso un approccio di socialismo radicale necessario per acquisire il consenso e per inaugurare una nuova stagione per un paese ricco di risorse ma oggi in preda ad una difficilissima situazione sociale ed economica (oltre il 30% di poveri, salari bassissimi, flusso emigratorio elevatissimo, tra i primi al mondo, in proporzione, per i suicidi, con un debito pubblico del 105% del PIL).

Tra i primi impegni che la nuova compagine di governo (capeggiata dal nuovo Presidente Tabarè Vasquez e da Danilo Astori in qualità di Ministro dell’economia) dovrà affrontare, quelli del debito contratto con il FMI, uno dei più imponenti proporzionato alle dimensioni dell’Uruguay, delle politiche liberiste e di privatizzazione da esso imposte (e condivise dall’attuale governo), e della connessa difesa della dimensione sociale dello sviluppo e del Welfare: in pratica lo stesso dilemma che attanaglia l’Argentina di Kirchner e il Brasile di Lula.

La novità storica è però oggi costituita dal fatto che pressoché l’intera costa atlantica del continente, dalla Terra del Fuoco ai Carabi si è spostata a sinistra; dall’Argentina al Venezuela di Ugo Chavez, pur con differenziazioni specifiche nazionali e di culture politiche, i quattro paesi fortemente influenzati dalla cultura europea e interessati da enormi flussi immigratori nell’arco di tutto il ‘900, retti per decenni da oligarchie economiche fondate sulla rendita latifondiaria e subalterne agli interessi dei grandi gruppi multinazionali (americani ed europei), sostengono oggi una politica di critica serrata alla globalizzazione neoliberista succeduta (e non è un caso) al periodo delle dittature degli anni ’60-80 che avevano l’obiettivo preciso di evitare l’accesso al potere dei partiti rappresentativi delle grandi masse popolari tenute fuorigioco per oltre un secolo.

Cosa possa significare questo enorme cambiamento, soprattutto in questa fase storica caratterizzata dalle mire imperiali degli USA, dalla guerra e dall’abbattimento continuato dei sistemi di welfare in ogni parte del mondo, è cosa su cui la sinistra italiana ed europea debbono riflettere in modo approfondito e rapido, sia per le importanti novità che introduce sul piano “teorico”, che su quello della politica internazionale, laddove il processo di unificazione dell’area Mercosur e il suo ampliamento agli altri paesi latino-americani prefigura potenzialmente e concretamente uno di quei nuclei necessari a far marciare il multipolarismo come alternativa alla arroganza USA che, si spera, trovi un alt con la vittoria di Kerry e con la confitta di Bush.

Ma al di là dell’esito del voto americano, visto che la politica non è fatta solo di buone intenzioni, questa parte del continente latino-americano, abitato da circa 250 milioni di persone delle quali circa 50 milioni sono di origine italiana, diventa davvero strategica per l’Europa e per l’Italia.

La vittoria delle sinistre in Uruguay lascia intendere che il trend non è episodico; cogliere questa occasione strutturando politiche commerciali e investimenti in grado di contribuire allo sviluppo socialmente ed ecologicamente sostenibile di questi paesi (ad iniziare dalle politiche agricole) è non solo un dovere, ma una possibilità di investimento sul futuro e sulla riproducibilità ed adattabilità del modello europeo in quanto tale (democrazia partecipata, diritti e welfare), in un contesto mondiale in cui difendere e riaffermare i valori nati dall’ avvento dei movimenti operai e sociali, dalle esperienze socialiste e socialdemocratiche, in definitiva dalla partecipazione popolare all’esercizio del potere, paiono sempre più in discussione.

Non si tratta più tanto di socialismo o capitalismo, visto che l’esperienza del socialismo reale è conclusa da almeno 15 anni e che lo stesso capitalismo è progressivamente destrutturato alla sua base dalla finanziarizzazione dell’economia; si tratta essenzialmente di democrazia, nel senso classico ed alto del termine: si tratta di capire se vogliamo essere interpreti diretti del nostro futuro o se le sorti del mondo debbano stare in mano a 500 famiglie.

Tutte le compatibilità intermedie fanno parte dell’ambito della politica, la quale è sì arte della mediazione, a condizione però che i soggetti della mediazione siano tutti presenti e che l’orizzonte verso cui tendere sia altrettanto visibile.

Rodolfo Ricci

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