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Forum Territoriali e Tematici Abruzzesi: .: Gruppo Informatico e Comunicazione :.

Contro la privatizzazione dei servizi pubblici


By No war - No privatization



Privatizzazioni. Ultima stesura.


Amici del Comitato Italiano Contratto Acqua

Fse di Londra. Contro la privatizzazione dei servizi pubblici. Se il mercato regola anche scuola, sanità, trasporti, energia elettrica, ambiente, acqua, servizi comunali ecc., saltano culture secolari, in alcuni casi millenarie, come gli usi civici o le comunanze agrarie. Nascono in compenso le guerre; preventive e meno che siano; per ‘convivere’ (sic!).
Non a caso il corteo finale del Fse di Londra si apriva con uno striscione con no alla guerra! e no alle privatizzazioni!

La privatizzazione dell’acqua, bene comune che più comune è difficile trovarne, è quella che più di ogni altra privatizzazione da la misura di come il mercato ci è penetrato dentro. Forse non nei cittadini, che non sanno, ma nei nostri sempre più marziani governanti.

“Comitato Italiano Contratto Acqua”; perché l’acqua resti bene pubblico e non risorsa da mercanteggiare. Vi ho visto a Londra. Contemporaneamente al seminario contro la privatizzazione dell'acqua ce n'erano altri sempre contro le privatizzazioni dei servizi pubblici; che ho seguito. Conosco il grosso, unico, lavoro che state facendo in Italia contro la privatizzazione dell’acqua.
A Londra ho seguito tutti gli incontri che ho potuto sul tema delle privatizzazioni dei servizi pubblici. L’Italia, tolti voi e i Cobas sul tema della privatizzazione dell’istruzione, brillava per assenza in tutti i seminari contro le privatizzazioni dei servizi pubblici. Per scoprirlo mi è bastato scorrere tutti gli incontri del Fse di Londra.
In Italia, appena si parla di questo problema con chi si dice di sinistra è facile sentirsi rispondere con frasi di questo tipo: "Ma noi abbiamo fatto S.p.a. a totale capitale pubblico...". E tutto finisce lì.
Inutile cercare di spiegare che se si è passati dalle Aziende speciali, pubbliche e per ragione sociale senza fini di lucro, alle S.p.a., per ragione sociale sempre a fini di lucro, indipendentemente se private o pubbliche o pubblico-private, non lo si è fatto per il gusto di cambiare la ragione sociale della società. Che dietro c'è, all'opposto, una precisa logica privatistica.
Che, in più, per altri precisi impegni UE con il Wto, come si dimostrerà in seguito, il passaggio da aziende speciali a S.p.a. è meramente intermedio alla privatizzazione totale.
Che, tornando alle S.p.a. a capitale o totalmente o parzialmente pubblico, al cittadino, ad esempio, di Napoli, poco importa se l'autostrada "Milano-Mare" è a prevalente capitale pubblico o che l'holding delle S.p.a. in cui si sono trasformate molte aziende speciali dal Comune di Roma sono a totale capitale pubblico. Conta che il cittadino di Napoli oggi paga il pedaggio dell'Autostrada Milano-Mare e paga i servizi della holding del Comune di Roma con costi al cui interno c'è una voce che le aziende speciali non avevano: utili (sugli utili della Milano-Mare leggere a pag. 18 del Sole-24 Ore dell'8 ottobre 2004) o dividendi (per le non poche quotate). Per cui il cittadino di Napoli pagherà in più per utili, o dividendi, che un tempo non c'erano. Utili e dividendi di cui godranno i soli cittadini di Milano e Provincia o i cittadini di Roma.
Che, nella mie Marche, con il passaggio del Consorzio Idrico del Piceno da Azienda speciale a S.p.a., quali vantaggi si hanno nel sapere che la C.i.i.p. S.p.a., la nuova Società a totale capitale pubblico, imbottiglierà l’acqua delle sorgenti dei Sibillini togliendola dai rubinetti dei cittadini a cui arriverà acqua miscelata con acqua di superficie? E quale orgoglio nel sapere che noi piceni ci avvantaggeremo degli utili presi dalle tasche dei vicini teramani o anconetani o ovunque venderemo l’acqua? E ancora, visto che l’affidamento alla C.i.i.p S.p.a. è stato diretto, senza gara, e visto che Consiglio di Stato e Tar Puglia hanno mandato questi affidamenti diretti alla Corte di giustizia Ue perché tra Comuni e una qualsiasi S.p.a. non ci può essere nessun controllo diretto equiparabile ai precedenti controlli tra Comuni e Aziende speciali, che ne sarà del servizio idrico da qui a pochi mesi quando l’Ue avrà dichiarato illegittimi tutti gli affidamenti diretti? (vedere un commento sul tema de Il Sole 24 Ore del 27-09-2004).
Strana cittadinanza italiana quella di chi si troverà a pagare sul territorio nazionale uno stesso servizio un tempo pubblico con una selva di costi, e gestioni, differenti. E a costi e gestioni differenti anche per principio. Insomma, l'esatto opposto di quanto ci ha raccomandato il costituente con il famoso articolo 3 della Costituzione in tema di uguaglianza tra tutti i cittadini. Ora, al posto della Repubblica, abbiamo il mercato. La competizione.
Una nazione con regioni, comuni e cittadini, l'un contro l'altro 'armati'.
Istituzioni pubbliche, e relativi cittadini, che cercano di 'fregarsi' a vicenda.
Articolo 3 della Costituzione di cui sembra essersi dimenticata, incredibile ma vero, anche la Corte Costituzionale.
Nel luglio scorso ha detto che i Servizi pubblici a carattere economico, tra cui quello dell’acqua, rientrano nella disciplina della concorrenza, di competenza non delle Regioni, ma dello Stato. Per cui, se alcune Regioni si andavano orientando verso il mantenimento della gestione pubblica dell’acqua, ora, a seguito di questa sentenza, prevarrà la legge statale che ha già stabilito che questi servizi devono essere gestiti solo da S.p.a. (in contrasto, tra l’altro, anche con il “Libro verde UE”). Ineccepibile, gentile Corte, e non tanto rispetto alla UE, se guardiamo solo il principio della ‘concorrenza’, ma che ne è dell’articolo 3 della Costituzione?
Se si privatizzano i servizi come acqua, sanità, scuola, servizi comunali, ecc., con che cosa, gentile Corte Costituzionale, se si vuole il rispetto dell’articoli 3 della Costituzione, “la Repubblica” “rimuoverà gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”?
Comunque, il fenomeno delle S.p.a. a totale capitale pubblico o pubblico-privato, sono fumo negli occhi. L'obiettivo, come si è già detto, è un altro. Giungere alla totale privatizzazione. Queste società di capitali totalmente pubbliche o pubblico-private sono solo il ponte per far meglio digerire ai cittadini la totale privatizzazione.
A Londra ho visto buona parte dei molti cittadini intervenuti nelle discussioni che, invece di dare risposte di una parzialità disarmante, concordava sull’unicità della emergenza privatizzazioni. Ho visto vero e proprio sgomento, rabbia, percezione di essere portati in giro. Si, perché, tra l’altro, con le privatizzazioni dei servizi pubblici in corso, si stanno ‘regalando’ ai privati fior di patrimoni un tempo di tutti.
Ultima in Italia: “Una S.p.a. pubblica per l’ambiente” “Contro il dissesto idrogeologico la Finanziaria prevede una società controllata dallo Stato” (Il sole-24 Ore del 06-10-04).

In Italia la privatizzazione dei servizi pubblici subisce una accelerazione con il governo dell’Ulivo nel 1999.

Seguo puntigliosamente il tema almeno dal 1999. Da quando le sinistre al governo nel nostro paese se ne uscirono con il disegno di legge governativo n. 4014/99. Nel 1999 questo disegno di legge mi ha lasciato sgomento. Ne è uscito lo scritto che sta sotto questo documento.
Non capivo. Finivo lo scritto invocando aiuto. Per capire.
Esattamente come ha fatto, al Fse di Londra, la professoressa Islandese nel sua intervento al seminario sui processi di privatizzazione della scuola di domenica mattino 17 ottobre.
La risposta io l'avevo avuta un anno prima al Sfe di Parigi. Dopo 4 anni di inutili invocazioni di aiuto. Da giurista, e, sia pure, molto in parte, da dirigente pubblico attento anche all'economia, cercavo disperatamente di capire senza riuscirci. Non trovavo un qualsiasi straccio di fondamento istituzionale e giuridico a questo scivolamento da Aziende speciali a S.p.a.
In tutti i convegni ANCI, Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, e in quelli della Lega delle Autonomie Locali, seguivo, testardemente, i soli seminari sulle modifiche legislative in tema di "Servizi pubblici locali".
Ricordo, a Rimini, fior di economisti, a loro dire di formazione non conservatrice, diffondersi sulla bontà dell'introduzione delle S.p.a. nei servizi pubblici locali. Ricordo di averli poi affrontati direttamente. E ricordo un luminare, Prof. Rossi docente mi sembra a Perugia, rispondermi grossomodo che è vero, forse il suo professore e allievo aveva esagerato un po' nel sostenere che certi processi non costituiscono una privatizzazione e che con le S.p.a. si possono fare politiche redistributive meglio che con le Aziende speciali.
Al Sfe di Parigi avevo preso copia degli articoli contenenti l'AGCS (Accordo Generale sul Commercio dei Servizi) sottoscritti a Marrakech nel 1994 tra Wto e Ue (guarda caso, stesso anno di una legge, la “474/94, che ha concretizzato il processo di privatizzazione stabilendo la cessione delle partecipazioni azionarie dallo Stato … in tutta una serie di settori” – Renato Brunetta, Il Sole 24 Ore del 15-10-2004)
Da questi articoli ho trovato finalmente il bandolo della matassa.
Con in mano questo accordo di Marrakech (disponibile in allegato in file all’email da cui e’ stato tratto questo articolo) ho nuovamente riletto il "libro verde" del 21 maggio 2003 della Commissione Ue sui "servizi di interesse generale" (in file un mio commento).
Per scoprirvi sfumature che prima non potevo cogliere.
Come l'importanza del cambio della terminologia da "servizi pubblici" a "servizi di interesse generale".
Quasi tutti gli oratori di Londra, e i numerosi del pubblico (a differenza che a Firenze e a Parigi, in tutti i seminari il pubblico ha avuto ancora più tempo dei relatori) che hanno preso la parola nei numerosi seminari contro le privatizzazioni, hanno continuato a usare le parole "servizi pubblici". Chiaro indizio che non si è ancora perfettamente introiettato quanto invece vuole l'UE. Cioè di dimenticare lo stesso concetto di "pubblico". E di sposare quello di "mercato". L'UE ora parla unicamente di "servizi di interesse generale".
Aspetti che ho rilevato nei miei interventi a Londra. Aggiungendo sempre di andare a leggere questo "libro verde" del 21-5-2003 della Commissione UE “sui servizi di interesse generale” e il recente suo "libro bianco" del 12-5-2004. Sono una miniera di informazioni su contraddizioni e ambiguità con cui l’UE sta accompagnando, alacremente, ma senza nessun ripensamento (nonostante Cancun), i processi di privatizzazione. O il passaggio da "servizi pubblici" a "servizi di interesse generale".
Recentemente ho ricevuto da Bruxelles i verbali di recenti incontri da parte della Commissione che segue questo accordo WTO-UE. Anche qui le contraddizioni si sprecano. Il mio mestiere è proprio quello di verbalizzare. Faccio il segretario comunale da 25 anni. Mi è naturale cogliere nelle verbalizzazioni anche i retropensieri. Da questi ultimi verbali sembrerebbe che l’UE si sia dato un momento di riflessione. Che la privatizzazione di certi servizi, come sanità, scuola, acqua, rifiuti, e simili, non interessino più. Sbagliato. I tecnici stanno solo aspettando il momento opportuno per l’affondo finale. Leggere i verbali per credere.
Sanno, ad esempio, che nelle varie nazioni Ue, esattamente come ha relazionato Susan George di Attac Francia, si sta lavorando a pieno ritmo con "misure", o "delegificazioni", o introduzione di manager con lo spoil system e con formazione privatistica, o facilitazioni o tagli finanziari e introduzione di sponsor privati o, specifico che non penso solo italiano, con Proget financyng, o modifiche di ragioni sociali di società da Aziende speciali a S.p.a., o patti di stabilità, o blocchi delle assunzioni, o altro ancora, che vanno esattamente verso le privatizzazioni.

In Italia il progetto di privatizzare i servizi pubblici è forse più avanzato che in qualsiasi altro paese Ue, anche dell’Inghilterra, ma nessuno sembra accorgersene. Perché?

Facendo un raffronto tra quanto sentito al Fse di Londra su quello che sta succedendo in tema di privatizzazioni nei paesi UE, e non solo (c'erano anche la Russia, Argentina, Venezuela, Brasile, ecc.) e quanto sta succedendo da noi in Italia, l'impressione che ne ho tratto è che da noi si sta privatizzando più che in qualsiasi altro paese UE. Grazie anche a un governo conservatore che ha fortemente ampliato i processi avviati dalle sinistre.
Ho sentito un docente inglese e una chiara sua esposizione su quello che stanno facendo in Inghilterra dalla Tatcher; con un Blear, ha detto il docente, che ha privatizzato più della stessa Tatcher.
Comparando i processi di privatizzazione nel campo dell’istruzione in Inghilterra e quanto si sta facendo in Italia, si è avuta la netta percezione che qui in Italia si è ancora più spregiudicati. Che, forse, li stiamo già sopravanzando.
Ho risposto al docente inglese che se prova a mettere insieme, a coniugare: 1) principi aziendalistici e introduzione di privati nel campo dell’istruzione e 2) il mero ruolo di regolamentazione che vorrebbe assumere lo Stato centrale per salvare le apparenze di una istruzione che resta sotto controllo pubblico, scoprirà che tra i due corni esistono contraddizioni impossibili da risolvere. Se non mettendosi l'anima in pace e accettando la privatizzazione della istruzione. Salva una scuola pubblica residuale; per i poveri.
Ma a Londra, come detto, l’Italia, tolti voi per il solo tema dell’acqua e i Cobas per la sola istruzione, su questo tema delle privatizzazioni dei servizi pubblici è come se non ci fosse.
Stessa cosa nel 2003 a Parigi. Pensate che su una plenaria su questo tema non c’era neppure l’interprete per l’Italiano.
Faccio la rassegna stampa di buona parte dei servizi de Il Sole-24 Ore su questo argomento dal 1999. Penso di poter dire che da noi si sta privatizzando tutto. Anche i Comuni. E’ una contraddizione in termini. Ma questo è quanto vado osservando da alcuni anni. E quanto ho letto, in specifico, in una bozza di statuto di una s.r.l. per rilevare tutti, ripeto, tutti, i servizi dei 7 Comuni di una Unione di piccoli Comuni. Si è opposto un solo Sindaco. Ho copia di questa bozza.
Ho letto le prime chiare prese di posizione, e di distanza, da parte della Cgil FP da poco più di un anno. Sono prese di posizione che però ho letto solo in documenti sulla rivista trimestrale "Quale Stato". A livello territoriale i sindacati sono praticamente alla mercé diciamo del mercato.
Ho seguito il seminario del più grande sindacato inglese del pubblico impiego, l’Unison. Che, era sabato, ha sottoscritto con altro grande sindacato del pubblico impiego tedesco, forse il più grande, non ricordo, una intesa per portare avanti insieme la lotta contro le privatizzazioni.
Nessun sindacato italiano del pubblico impiego ha fin qui sviluppato qualcosa di lontanamente assimilabile a quanto ho sentito. Eccettuati i Cobas.
Né ho sentito un solo intervento di qualche esponente dei nostri sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil (la Cgil stava di certo tra il pubblico; io sono della Cgil). Ad eccezione, nel seminario sulla scuola, del sindacato Cobas.
Tre le proposte di rilievo che ho sentito nei seminari del Fse di Londra.
1) Una giornata-manifestazione Europea contro le privatizzazioni;
2) Una mozione da sottoporre al Parlamento UE contro le privatizzazioni (da una proposta di alcuni parlamentari presenti);
3) Una giornata con convocazione di "Stati generali delle collettività pubbliche contro l'AGCS" a Bobigny (Francia). Già convocata per il 13 e 14 novembre.
Susan Gorge di Attac France ne ha portato la convocazione. Per il programma www.eg-contre-agcs.org. Tra i promotori si legge di Consigli Regionali e Generali di 5 Regioni e 18 Comuni francesi. Bobigny, sede degli Stati Generali, è, non a caso, il Comune con le più avanzate forme di Bilancio Partecipativo.
Bisognerebbe andare.

1999. Il governo dell’Ulivo accelera le privatizzazioni dei servizi pubblici. 2004. Il Fse di Londra fa un primo calcolo dei guasti prodotti da questo processo. I conservatori, purtroppo non soli, hanno appaiato, non a caso, guerre e svuotamento del welfare state.

Qui sotto quanto scrivevo sull'avvio della privatizzazione dei servizi pubblici locali in Italia, come riferito sopra, nel 1999. Oggi lo ripeterei pari pari.
Il Fse di Londra, i numerosi interventi di relatori e pubblico di molti paesi UE, e non solo, e il suo corteo che si apriva con uno striscione con no alla guerra! e no alle privatizzazioni!, hanno confermato totalmente quanto scrivevo, in solitario, nel 1999.
Di assoluto rilievo l'accostamento del Fse di Londra tra Guerra e privatizzazioni dei servizi pubblici. Non mi risulta che in Italia questo accostamento si sia colto granché.

Perché l’Italia dei Sindacati e delle forze politiche che si dicono di sinistra tacciono sul rapporto tra liberismo e privatizzazioni dei servizi pubblici, locali e non locali?

Tra venerdì e sabato mi sono chiesto, ma perché, contro le privatizzazioni dei servizi pubblici, l’Italia qui a Londra non c’è?
Mi sono dato mentalmente queste risposte.
Sulle privatizzazioni stanno 'lucrando', non poco, i seguenti 'addetti':
1- esponenti politici (molti quadri e politici a termine mandato sono entrati in società di capitali: in S.p.a. o s.r.l.. Molte nuove di zecca. Altre, frutto di trasformazioni di Aziende speciali);
2- esponenti sindacali (anche qui molti quadri sono confluiti in queste società di capitali);
3- dirigenti e quadri pubblici (io, dirigente, ho avuto inviti per entrare in almeno 2 società. Durante un pranzo di pesce chi mi aveva invitato per entrare in una società sulla sicurezza, in un passaggio mi ha detto che dietro avevano almeno due multinazionali)
4- il terzo settore.
Con questo punto 4), il terzo settore, che a sua volta punta a svuotare il pubblico di altri servizi (il volontariato è altro da quello che propone buona parte del terzo settore), praticamente tutta la società italiana, dai partiti ai movimenti, hanno lavorato, e lavorano, per un’Italia S.p.a.. Come diceva un mio amico dell’ufficio studi dell'ANCI nazionale.
L'insieme di questi 4 punti se mi hanno chiarito il perché della assenza quasi totale a Londra dell'Italia dal tema delle privatizzazioni dei servizi pubblici (non solo dell'acqua. Traduco dal documento sugli Stati Generali contro l’AGCS portato da Susan Gorge i Attac Francia: "L'AGCS intende fare commercio di tutto: sanità, educazione, cultura, ambiente, servizi, trasporti, servizi sociali, urbanistica, patrimoni, formzione professionale, ecc."), per altro verso ho continuato a sentirmi non poco solo.
Fermo ancora alla domanda che mi sono fatto nel 1999: "Concludo chiedendo di essere aiutato a capire che cosa sta succedendo".
Come in Francia Bobigny, città con il Bilancio Partecipativo, è il Comune con più ragioni per accogliere gli "Stati generali contro l'AGCS", penso che in Italia i Comuni con il titolo per fare qualcosa di simile contro la privatizzazione dei servizi pubblici sono quelli che hanno avviato il Bilancio Partecipativo. Sono le uniche realtà istituzionali che hanno riallacciato con i propri cittadini un rapporto reale.

Un saluto
Luigi dr. avv. Meconi (Segretario del Comune di Force)

P.s. nei file allegati al messaggio da cui e’ stato tratto questo articolo, c'è il testo dell'accordo di Marrakech, lo schema di delibera contro l'AGCS votata fin qui da più di 500 Comuni francesi, da oltre 300 Comuni austriaci (dato dal Sfe di Parigi), un mio commento al "libro verde sui servizi di interesse generale UE"
Invio il presente scritto anche a Carta e al Manifesto



SERVIZI PUBBLICI LOCALI? A CARATTERE IMPRENDITORIALE O MENO. LI FACCIANO I PRIVATI (P.d.l.). LI FACCIA ANCHE IL PUBBLICO CON S.P.A. IN REGIME DI CONCORRENZA (Ulivo). DOVE STA LA DIFFERENZA?
FINE DEI COMUNI? E DI PROVINCE, REGIONI E STATO? NEO AVVENTO DI SIGNORIE E, DIETRO L’ANGOLO, RITORNO DI RE E PRINCIPI?
MENTRE A PORTO ALEGRE UNIVERSITA’ STATUNITENSI, 6 MINISTRI FRANCESI E UN’INFINITA’ DI POPOLO LAVORA SU NUOVA DEMOCRAZIA MUNICIPALE E BILANCIO PARTECIPATIVO, IN ITALIA SI FANNO CONVEGNI SU COME TORNARE ALLE ‘SIGNORIE’.
QUI SOTTO QUANTO SI SCRIVEVA NEL SETTEMBRE 1999 – FACILE PROFETA
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Perché non “privatizziamo” anche i Comuni? Detto fatto.
Il Parlamento ha cominciato la discussione del disegno di legge governativo n. 4014 del 21 aprile 1999 in materia di “Riordino dei servizi pubblici locali”. Contiene la modifica degli articoli 22 e 23 della legge 142/90, nota come legge di riordino delle Autonomie Locali.
All’art. 2 di questo d.d.l.g. si legge: “I servizi pubblici locali, sempre che le relative attività non possano essere svolte in regime di concorrenza (s.d.r.), sono esercitati da comuni e province …”. Procedendo nella lettura si scopre che in realtà anche i servizi che “resterebbero” ai Comuni, saranno svolti in regime di concorrenza. Come? Procedendo di fatto alla esternalizzazione, o “privatizzazione” (“liberalizzazione” per l’Ulivo), di pressoché tutti i servizi che oggi fanno i Comuni. I Comuni continueranno a svolgere “servizi in economia”, come viene fatto oggi in modo prevalente, “solo eccezionalmente” (art.22 c. 3). Se togliamo ai Comuni i servizi, che resterà loro da fare? Tolti i casi “eccezionali” di servizi in economia, i Comuni “svolgono unicamente attività di indirizzo, di vigilanza, di programmazione, di controllo” (art. 22 c. 8). Non a caso recentemente il giornale della Confindustria ha quantificato il business che ne deriverebbe.
Tutto questo, tradotto in altre parole, significa che sarà il mercato a regolare tutti i servizi pubblici locali. A sentire i suoi fautori questo sistema dovrebbe rendere i servizi al cittadino non solo più efficienti, ma anche più economici e più efficaci degli attuali. O, sembrerebbe, che sarà “compito” della “Impresa” e non “della Repubblica”, “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana”, come recita l’art. 3 della Costituzione.
Certo è che in questo modo l’Italia risolverà in breve il problema del forte squilibrio tra Pil e debito pubblico. Non si diceva che lo Stato, grazie a tangentopoli e dintorni, era fallito? Niente di più logico e conseguente che la sua messa all’asta. Compresi i Comuni.
C’è però qualcosa che in tutto questo non torna. Almeno per chi scrive, da 20 anni in servizio nei Comuni come Segretario Comunale. Per fatti strani.
Uno di questi è che questa vorticosa esternalizzazione dei servizi comunali coincide con la perdita, da parte di Sindaci, Assessori e Consiglieri, della gestione dei servizi. Come è noto la gestione è passata ai tecnici.
Che cosa ci guadagnano? Qualcuno risponderà: “Niente. Lo fanno per il pubblico bene, visto che i pubblici dipendenti non sono capaci di gestire in modo economico, efficiente ed efficace”. Ma a gestire, fino a ieri, non erano i politici?
E, ancor più strano, questa foga per le esternalizzazioni si consuma senza dare tempo ai pubblici dipendenti di dare seguito a contratti per gestioni non più clientelari e autoreferenziali, ma attente ai diritti dei cittadini o ai risultati.
E non finisce qui. Infatti, che dire dei numerosi politici locali che, persa la gestione nei Comuni, l’hanno già ripresa da Consiglieri di amministrazione di questa pletora di società di capitali con l’aggiunta di gettoni ben più consistenti che da semplici Assessori o Consiglieri Comunali? Tant’è che questa legge si preoccupa di stabilire: “è esclusa ogni partecipazione diretta di amministratori dell’ente locale negli organi di gestione delle aziende o istituzioni” (ar. 22 c. 11). Infatti oggi abbiamo amministratori che fanno sia i controllori che i controllati. Troppa grazia!
Concludo chiedendo di essere aiutato a capire che cosa sta succedendo. Sapendo che il rapporto tra spesa per il personale Pa e Pil e il rapporto tra dipendenti Pa e totale occupati in Italia è agli ultimi posti dei paesi UE (tra cui spiccano nazioni con servizi pubblici gestiti in forma diretta che funzionano), siamo al fallimento o c’è chi ci marcia?
Il Parlamento sta oggettivamente chiudendo la storia millenaria dei Comuni, ma sembra che non interessi nessuno.

Altidona settembre ‘99 Luigi dr. Meconi (a disposizione Agenzia Segretari Comunali-Ancona)