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Articolo inserito nella sezione Forum Abruzzese delle Arti

31/7/2003  Documento degli artisti contro la guerra


By Gestione



Documento degli artisti contro la guerra


La guerra globale permanente ieri in Kosovo ed in Afghanistan, prossimamente in Iraq e poi in chissà quale altro luogo del pianeta, sembra prefigurarci un futuro di morte e distruzione al quale noi artisti siamo chiamati a resistere.

Il ricorso alle armi è, a quanto sembra, l’unica possibilità d’intervento e la politica, la diplomazia, la mediazione sono ormai esercizi inutili che appartengono alla storia passata.

L’Impero ed il suo pensiero unico comunicano quotidianamente che stiamo entrando in un’epoca caratterizzata da una guerra duratura che segnerà la nostra generazione e forse quelle a venire: il mercato globale e le sue economie impareranno a funzionare tra le macerie delle città bombardate, tra i cimiteri di corpi dilaniati dalle bombe ed i loro mostri insensibili al dolore umano, partoriranno politiche di aiuti umanitari, mercati della speranza che riguarderanno profughi, mutilati, deportati, parenti delle vittime, soldati ammalati; il mercato dopo tanta carneficina mostrerà il falso volto della compassione con lo scopo reale di trarre profitti dalle tragedie che causa perché nulla intenerisce l’Impero dell’Economia. L’Impero non ha l’anima.

Noi artisti crediamo che, proprio per questo motivo, il conflitto armato non debba appartenere alle possibilità di scelta della specie umana ed in ultima analisi, il ricorso alle armi per risolvere le controversie tra gli uomini, debba essere considerato, al pari dell’incesto, un tabù inviolabile.

Gli artisti dichiarano se stessi contro ogni tipo di guerra e terrorismo e rifiutano il nuovo idioma dell’Impero che fa del non senso e del paradosso, l’esercizio linguistico preferito allo scopo di abituare le coscienze alla “normalità” dell’orrore e della brutalità.

Nonostante il bombardamento mediatico, per noi le vittime della guerra sono uguali alle vittime del terrorismo ed un mandato dell’O.N.U. non rende affatto una guerra accettabile visto che la morte ha sempre lo stesso volto e tutte le vittime dei conflitti sono civili; non esistono inoltre bombe intelligenti perché non c’è intelligenza nella progettazione di uno strumento di morte e le mine antiuomo, i gas, le armi chimiche e nucleari, i proiettili e le bombe a grappolo non sono armi di distruzione di massa solo quando appartengono al nemico. Il nemico appunto.

Questa strana guerra che tutti ci stiamo abituando ad aspettare, non offre all’avversario la dignità dello status di nemico. I prossimi vincitori della guerra globale non hanno un nemico per il semplice fatto che, dichiarando preventivo il loro intervento armato, dimostrano nei fatti che il nemico è assolutamente potenziale, che forse lo diventerà in un prossimo futuro ma oggi non esiste!

Siamo abituati a tali mistificazioni, le nostre orecchie conoscono il canto degli altoparlanti dell’Impero, un circuito mediatico ridicolo e bugiardo, una grancassa rumorosa ed asservita ai poteri dell’economia di mercato.

Siamo abituati a tali mistificazioni come quando l’ “ingerenza umanitaria” con la quale le socialdemocrazie europee chiamarono la loro guerra in Jugoslavia, voleva convincerci dell’esistenza di una conflitto sacrosanto!

Gli artisti sono contro tutte le guerre, preventive ed umanitarie, lampo e durature, terroristiche e non, con e senza l’avallo dell’O.N.U.

Gli artisti amano la complessità delle questioni, riconoscono all’avversario lo status e la dignità di nemico, offrono a lui la possibilità di argomentare le proprie tesi ed il diritto alla difesa che l’Impero nega ai prigionieri di Guantanamo contravvenendo a tutte le convenzioni tra gli Stati in materia di prigionieri di guerra.

Gli artisti e le loro forme espressive, oggi più di sempre, hanno il vanto dell’esercizio di una possibilità e cioè quella di evidenziare con forza la contraddizione tra il corpo da una parte e il Logo, il pensiero unico, l’Impero, l’economia di mercato, il neoliberismo, dall’altra: il corpo in azione che apre una fessura nel blocco delle certezze dell’economia di questo mondo “impossibile”, il corpo in azione come possibilità di ribellione al presente ed alla guerra!

E’ per questo che pensiamo alla cultura ed alle arti come ad un orizzonte verso il quale deve tendere il viaggio verso il mondo possibile che desideriamo.

E’ per questo che vediamo nel corpo che si esprime liberamente, una sintesi di ribellione pacifica e non violenta, al mercato ed alle sue guerre.

Il corpo in moto è la volontà di intrecciare relazioni e confronti tra gli uomini e le donne, è l’azione espressiva verso e con l’altro, è tutto quello che la guerra ci vuole portare via distruggendo e tacendo per sempre il nostro grido di dolore.



Nell’ultimo incontro romano, il FdT organizzato in tavoli di lavoro ha partorito alcune tesi che funzionano come proposte di iniziative artistico culturali alla manifestazione del 15 Febbraio a Roma, senza volerne assumere una regia predeterminata e lasciando alle libertà dei singoli artisti la possibilità di esprimersi.

Segue l’elenco delle proposte:

1) Il senso dell’attraversamento. Il corpo attraversato dal corteo ne diviene testimonianza e possibilità di narrazione. Il corpo a terra dell’artista attraversato è storia della manifestazione.

2) La serenata. Le arti che vogliamo non costano nulla, sono gratuite, sono regali che offriamo in un mercato ove tutto è merce in compravendita. L’artista chiama al corteo con serenate, le persone affacciate alle finestre.

3) Riappropriazione dei territori. Gli artisti si sganciano dal corteo, occupano spazi non deputati e da qui chiamano i passanti alla partecipazione.

4) I sensi dell’espressione. L’uso dei 5 sensi come riappropiazione dei corpi prigionieri degli usi del mercato. Foto e colori (il verde) sull’Iraq da guardare, sapori da assaggiare, musiche irakene da ascoltare.

5) Uscire dall’anonimato, divenire protagonisti positivi. Creazione di una zona grigia, incolore nel corteo dalla quale è possibile uscirne mutati e colorati di “nuovo”.

Non lasciare il Papa da solo nel suo appello contro la guerra. Terminare la manifestazione a San Pietro e, in silenzio, gridare la propria presenza significativa.