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___ L’acqua: bene comune ecologico, sociale e culturale.


By Anonimo



L’acqua: bene comune ecologico, sociale e culturale.
Problemi e prospettive nel processo di globalizzazione

L’ acqua non è una merce ma un diritto. Cosa accade con la privatizzazione? L’acqua diventa “un bene economico”, non più un bene comune, un inalienabile diritto umano, “senza prezzo”, bensì un bene mercantile “con un prezzo”, che si scambia, vende, acquista, accumula, risparmia in funzione dei costi e profitti che la sua utilizzazione implica.

I cittadini abruzzesi si apprestano a subire quello che gli altri cittadini d’Italia e del mondo hanno già subito: gravi disagi e difficoltà nell’accesso all’acqua potabile, tariffe più elevate per remunerare il capitale privato e la perdita di un bene comune. Il problema dell’acqua è mondiale. Qual è il contesto economico e sociale dentro il quale matura la scelta inesorabile della liberalizzazione progressiva anche di beni comuni?

La condizione globale del pianeta può essere così sintetizzata. 1) La produzione, nei prossimi 30/60 anni, dovrà essere completamente riorganizzata con altre materie prime a causa della scarsità delle attuali, per lo più provenienti dal petrolio e idrocarburi; le grandi imprese, multinazionali, si sono poste questi problemi ed hanno attuato quello che viene definito l’attacco globale che prevede tra l’altro: a) l’occupazione delle aree dove vi sono le materie prime con tutti i mezzi, nessuno escluso, anche i conflitti ; b) l’occupazione di settori strategici quali le biotecnologie, semi, istruzione, sanità, acqua, che rappresenta la strategia di appropriazione privata delle materie prime future. 2) La crisi economica è strutturale: vi è sovrapproduzione e mancata espansione di nuovi mercati per esempio l’Africa; vi sono forti disuguaglianze sociali, con molti soggetti totalmente fuori dal mercato; l’epoca dello sviluppo generalizzato è definitivamente tramontata, non resta che ricercare la valorizzazione del profitto attraverso la riduzione generalizzata del costo del lavoro (precarizzazione). Per queste ragioni le grandi organizzazioni economiche, multinazionali, puntano ai beni e servizi a domanda rigida (ossia di cui la gente non può far a meno come scuola, sanità ed acqua) e pubblica (ossia affidati in concessione e pagati dallo Stato e/o enti locali). In questo contesto come il sistema delle Corporations può continuare ad ottenere profitti? Trasformando i beni pubblici, in merci: l’attacco globale che questo sistema economico ha sferrato non può fare a meno dell’attacco ai beni pubblici, pena la sua estinzione. Tutto ciò è documentabile, ad esempio, attraverso gli accordi generali di Doha e di Hong Kong del W.T.O., (World Trade Organisation - l’Organizzazione Mondiale del Commercio) su scambio di servizi (GATS) e sul commercio, ( GATT: The General Agreement on Tariffs and Trade) prevedono che quasi tutti i servizi , ad eccezione della magistratura, polizia, esercito, e servizi anagrafici dovranno essere progressivamente liberalizzati e tra questi i servizi formativi (scuola) i servizi sanitari e sociali (ospedali) e l’acqua. Il particolare Il Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.) ha imposto aiuti ai paesi dell’Africa solo in cambio della privatizzazione dell’acqua. Un diritto alla vita (per tutti) diventa, così, un diritto di mercato (per pochi). Su questa tematica di interesse planetario si devono superare gli schieramenti ideologici con forme di impegno significativo ispirati alla Dottrina sociale della Chiesa.

Perché come cristiani non ci possiamo sottrarre? Ecco i quattro problemi planetari legati all’acqua e all’equilibrio della terra. Questione ecologica: bene comune insostituibile per tutte le forme di vita. Questione sociale: grande disparità nella distribuzione e nell’accesso all’acqua potabile. Questione giuridica: il problema idrico è globale , ma non c’è una legislazione globale sull’acqua. Questione etico –spirituale: secondo la logica del mercato ha diritto all’acqua potabile solo il consumatore pagante e non semplicemente l’essere umano, cittadino. E’ eticamente inammissibile che imprese private lucrino sul patrimonio naturale e culturale comune fondamentale e insostituibile. Le questioni esposte impongono l’adozione di tre principi etici: principi della cura, della cooperazione e della corresponsabilità. Principio della cura: Le cose le gestiamo, delle persone e della vita ci curiamo. La relazione più adeguata con l’acqua è proprio la cura. Principio della solidarietà: se non ci sarà cooperazione sulla questione dell’acqua, se non supereremo le disparità, se non metteremo limiti alla voracità del capitale privatizzante lasceremo miliardi di persone nella scarsità e, probabilmente, nel rischio di gravi conflitti e di morte. Solidarietà generazionale. Principio della corresponsabilità : etica è l’illimitata responsabilità verso tutto ciò che esiste e vive. Una rivoluzione necessaria, quella dell’acqua.

Se l’acqua resta prevalentemente come bene economico scarso e quindi caro; se prevarrà questa lettura , potremmo andare incontro ad una incommensurabile catastrofe antropologica ed ecologica. La nostra fede ci impone, crediamo, in nome del Dio della vita, di partecipare a questa battaglia per la vita del pianeta, dell’Italia e della nostra regione, per le attuali e le future generazioni.


Pax Christi. Punto Pace Pescara