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Forum Territoriali e Tematici Abruzzesi: .: Forum Acqua :.

ACQUA BENE COMUNE di Renato Di Nicola


By Anonimo



ACQUA BENE COMUNE, DELL’UMANITA’

 

A Città del Messico, lo scorso marzo,. si è tenuto il IV Foro Mondiale sull’Acqua organizzato dal Consiglio Mondiale dell’Acqua, un organismo privo della legittimità di decidere sul tema e che risulta di fatto l’arena mediatica e concertativa delle multinazionali dell’acqua, dei grandi governi, delle agenzie finanziarie del mondo.

Di contorno, a fare da foglia di fico, alcuni enti territoriali ed ONG compiacenti e di dubbia autonomia. I Popoli, la società civile, i sindacati, i movimenti, le comunità locali non hanno trovato posto nella Kermesse per accedere alla quale, tra l’altro, si doveva pagare 600 dollari.

Il IV Foro quindi, per tutte queste ragioni, non ha potuto né voluto risolvere nessuno dei problemi sul tappeto in merito all’acqua , nemmeno dichiarare l’acqua diritto umano.

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L’acqua, non un bene qualsiasi, una merce che si usa, parliamo di un bene vitale ed essenziale per la stessa sopravvivenza del genere umano, bene di cui noi stessi siamo composti all’incirca per il 65%.

L’acqua, un bene che, senza una gestione pubblica, razionale, partecipata dai cittadini, corre il rischio di essere alla mercè di poche multinazionali del settore che la considerano solo per il profitto che traggono dal suo sfruttamento e non per il valore sociale e collettivo che ha .

Mi diceva un amico boliviano di Cochabamba “ chi controlla l’acqua controlla la tua vita “.

A Cochabamba si è combattuta una vera e propria guerra dell’acqua che ha lasciato sul selciato morti e feriti della comunità. Una lotta vittoriosa perché una intera comunità ha saputo espellere la multinazionale francese che, comprato il potere politico e l’esercito, utilizzando una società di comodo , pensava di essere riuscita a privatizzare la gestione dell’acqua a suo favore.

Oggi quell’amico è Ministro delle risorse idriche della Bolivia( Abel Mamani ) ed è lì perché il nuovo governo vuole riorganizzare ( e ripubblicizzare) il sistema idrico con la partecipazione dei cittadini e non contro di essi.

Quella di Cochabamba è una storia che si è ripetuta in tutta l’America Latina e vittoriosamente: le multinazionali dell’acqua vengono estromesse dalla vita delle nazioni, ultima in ordine di tempo l’Argentina, un tempo regno delle privatizzazioni e del liberismo, che il 22 marzo giornata mondiale dell’acqua espelle la Suez dal Paese.

Così da un po’ di tempo a questa parte , le multinazionali, quasi tutte europee, respinte in più parti del mondo, tentano di accelerare i processi di privatizzazione in Europa stessa, pena il fallimento ( se una multinazionale non raggiunge perlomeno il 7% di profitto netto crolla ) .

In Europa lo stanno tentando con la Direttiva Bolkestein ( che vuole privatizzare tutti i servizi pubblici )ed in Italia con leggi e finanziarie, con fortissime pressioni sui poteri locali per privatizzare la gestione del servizio idrico, come ultimamente in Campania e Molise.

Ed anche in Italia, nonostante la TV non ci abbia informato, sono state organizzate mobilitazioni, lotte, cortei, blocchi stradali così importanti da aver frenato la privatizzazione.

E’ successo, ad esempio, e poco se ne parla, che al governo dell’Acquedotto Pugliese, il più grande d’Europa, Nichi Vendola abbia nominato Riccardo Petrella, l’esponente più conosciuto a livello europeo del movimento dell’acqua.

Anche in Abruzzo, grazie all’impegno dell’ Abruzzo Social Forum, WWF, sindacati, ed alcuni governi locali, siamo riusciti:

- ad impedire la costruzione del terzo traforo del Gran Sasso ( che avrebbe danneggiato irrimediabilmente la falda acquifera più grande del Centro Italia),

-a bloccare la vendita dell’acqua di un terzo dei tre fiumi più importanti dell’Abruzzo alla Puglia (che non ne aveva bisogno e che consegnava, guarda caso, la gestione degli enormi lavori di adduzione delle acque alla multinazionale inglese Black & Veatch),

- a mantenere la gestione dell’acqua in mano pubblica ( ed in house) in 5 dei 6 ATO ( Ambiti Territoriali Ottimali ) abruzzesi.

Sappiamo che il nostro Abruzzo è ricchissimo di acqua e che questa fa gola a molti appetiti privati locali, nazionali e multinazionali.

Per questo la nuova legge regionale che si va elaborando dovrà vederci ancora attenti ed ancora capaci di fare proposte utili alla gestione pubblica, partecipata e sostenibile del sistema idrico integrato.

Così anche a livello nazionale, consci che il sostanziale blocco delle privatizzazioni a livello locale non mette a sicuro definitivamente la gestione pubblica dell’acqua, abbiamo organizzato il 10 e 11 marzo di quest’anno a Roma il I° Forum dei Movimenti Italiani dell’Acqua. Forum molto partecipato ( 600 delegati da quasi tutte le regioni italiane ) e concreto che ha lanciato una campagna per una legge quadro di iniziativa popolare sull’acqua su cui raccogliere quante più firme possibili a partire da settembre 2006 e da presentare per marzo prossimo in Parlamento.

Come si vede, dall’Abruzzo a Cochabamba, da Roma a Città del Messico, cresce, si collega, incide nella vita sociale e politica l’esigenza comune di un diverso e responsabile approccio al tema della difesa dell’acqua e dei beni comuni dell’umanità ( aria, salute, educazione ,etc) e cresce la consapevolezza che questi vanno difesi da chi vuole farci solo profitto, e per giunta privato.

 

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Per queste ragioni tante comunità , organizzazioni e singole persone di ogni angolo del pianeta ed anche del nostro Abruzzo si sono incontrate a Città del Messico in parallelo al IV Foro ufficiale sull’Acqua per rappresentarne l’alternativa sociale ed umana, sicuri come poi si è verificato alla fine che il IV Foro ufficiale è un organismo inutile e dannoso per il bene dell’umanità

Eravamo presenti in tre quali rappresentanti dell’ Abruzzo Social Forum e del WWF-Italia per affermare con il nostro corpo, con le nostre idee e proposte che non è moralmente e socialmente accettabile che ancora oggi 2 miliardi di persone non abbiano accesso all’acqua potabile e che migliaia di persone al giorno ( donne e bambini soprattutto) muoiano a causa di tutto questo. Problemi risolvibilissimi se pensiamo che i potenti riuniti nel Foro Ufficiale avrebbero tutti i mezzi per farlo.

A Città del Messico per affermare( fin dentro le sale del foro ufficiale) con cortei coloratissimi che hanno raccolto centinaia di migliaia di persone e con proposte concrete che l’acqua è un diritto umano e che, come consigliato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, se il bisogno minimo vitale per sopravvivere è di 40 litri, allora tutte le persone che nascono su questa terra devono poter disporre senza pagare questa quantità minima indipendentemente, dal luogo di nascita, dalla razza, dal credo, dal genere.

Cose semplici che non comporterebbero nessun grande problema aggiuntivo e che, al contrario ne risolverebbe tanti.

Le guerre del domani si combattono già oggi ( Palestina, Kurdistan, Iraq, etc.) non solo per il controllo del petrolio ma sono e lo saranno sempre di più per il controllo dell’acqua.

Se non ci mobilitiamo oggi il domani sarà sempre più problematico.

Nel IV Foro Ufficiale, una ristretta cerchia di potenti, blindati in un centro bancario,protetti da migliaia di armi e di eserciti, esercitavano quel delirio di onnipotenza tipico di chi pensa di essere il centro di tutto di chi, attraverso accordi segreti, di cui magari verremo a conoscenza fra qualche anno, pensano di governare a loro esclusivo favore un bene così prezioso per tutta l’umanità.

Dall’altra parte, nel Forum alternativo migliaia di persone , popoli, comunità hanno vissuto insieme una inebriante esperienza di democrazia partecipata e condivisa senza la presenza di armati ed alla fine hanno concordato per consenso una dichiarazione di principi ed azioni concrete in difesa dell’acqua.

Di essa si sentirà parlare a lungo perché ha sintetizzato a livello planetario senza omologare,

linguaggi, idee , proposte, codici, sogni di persone ed organizzazioni così diverse fra loro da

riconoscersi uguali ed unite.

Partendo dal sé vissuto territorialmente, un’umanità globale ha trovato nell’acqua, bene e non merce, un terreno comune intorno al quale costruire comunità ed identità nuove, dimostrando che il sogno di un mondo che contenga tanti mondi non è un sogno ma un cammino condiviso e possibile.

 

 

 

 

Di Nicola Renato

Abruzzo Social Forum